UN SOGNO NEL CASSETTO:
AUSTRALIA

Ebbene sì, dopo varie meditazioni decido…ad agosto parto…
L’Australia si trova nell’emisfero meridionale ed ha una superficie complessiva di 7.772.535 km2, quasi 30 volte più grande dell’Italia. Abitata dagli aborigeni da più di 60.000 anni, è il più vecchio continente del mondo ed ora ha una popolazione di 20.000.000 di abitanti.
Dopo 14 ore di volo, arrivo ad Hong Kong e mi fermo, per uno scalo tecnico, per circa 12 ore. Ne approfitto, quindi, per visitare la bellissima isola, che ancora oggi è la città più bella che io abbia mai visto… Mi aspettano poi altre 11 ore di volo per raggiungere la mia meta…
…WELCOME TO AUSTRALIA…
Eccomi, dopo un volo massacrante, arrivo a Sidney e…non credo ai miei occhi…
Metto piede in terra Australiana alle 12,00 ora locale, che in Italia sarebbero le 3,00 di mattina…
Arrivato all’aeroporto mi controllano le valigie e ne approfitto per cambiare la moneta in dollaro australiano, che vale 0,80 €…
Prendo la metro e mi dirigo nel centro di Sidney, dove ho prenotato la prima notte in albergo, in Pitt Street.
A proposito delle stagioni, in Australia sono l’esatto opposto di quelle dell’emisfero settentrionale. Nella parte meridionale del Paese, la primavera arriva a settembre, l’estate va da dicembre a gennaio, l’autunno da marzo a maggio, mentre l’inverno comincia a giugno. Di positivo c’è che il tempo, per la maggior parte dell’anno, è bello e secco. Parlando chiaro, ora qui è pieno inverno, però di giorno sto in maniche corte, anche se la massima è sui 18° C…
Dopo essermi sistemato, inizio subito la mia visita e ne approfitto per andare sopra alla Sidney Tower, che è il punto panoramico più alto di tutto l’emisfero australe (ex AMP Tower). Da quassù si gode di una straordinaria vista a 360° sui principali punti chiave di Sidney…davvero uno spettacolo, che consiglio come prima visita… All’ultimo piano è possibile intraprendere un viaggio multimediale dell’Australia, attraverso una serie di porti virtuali… Al penultimo piano, invece, c’è un ristornate che offre 7 tipi di carne un po’ “particolari”…dal coccodrillo al canguro, per poi passare allo struzzo australiano…
Mi sembra ancora di sognare…
Mi dirigo, poi, nel simbolo di Sidney: l’Opera House… Non esiste altro edificio al mondo di uguale bellezza, diventato celebre prima ancora di essere finito… In realtà, si tratta di un insieme di teatri e sale, coperti dalla famosa serie di “conchiglie”…
Per non parlare dell’Harbour Bridge, che rimane a due passi di distanza, proprio di fronte all’Opera House… Capolavoro d’ingegneria e notevole impresa economica, che tra l’altro si può visitare sopra la cima, godendo di uno spettacolo unico al mondo della baia di Sidney…
Il 2 agosto sono in visita al Taronga Zoo di Sidney, che rimane dalla parte opposta del centro… Esperienza unica è la prima volta che ho l’onore di vedere da vicino e di accarezzare i canguri e i koala…troppo dolci…specialmente vedere la femmina con il piccolo dentro al marsupio… Ovviamente, ne approfitto per scattare un sacco di foto…
Poi, passo all’acquario di Sidney, che ospita la più vasta collezione del Paese di specie acquatiche. In una serie di habitat marini, vivono più di 11.000 esemplari di circa 650 razze. Per i moltissimi visitatori, l’attrattiva maggiore è il percorso chiamato “Sul letto dell’oceano”: un tunnel sottomarino trasparente, di 150 metri, che attraversa due vasche oceaniche…davvero emozionante… Il percorso consente di vedere da vicino squali, pastinache e branchi di altri tipi di pesci. Foche e buoi marini si possono osservare, dall’alto e dal basso, in speciali riserve marine… Molto bella è la mostra della grande Barriera Corallina del Queensland, che rimane la più grande e più bella del mondo…
Parlando di spiagge, faccio un salto a Bondi Beach, la spiaggia più nota di Sidney, a forma di mezzaluna, con sabbia dorata… Essa è il punto di ritrovo per gli appassionati di sole e di surf, che da tutto il mondo giungono alla ricerca della “grande onda”. Visito, poi, la stupenda costa di Manly, bagnata dall’oceano…veramente impressionante…
Nel tardo pomeriggio, visito il parco olimpico di Sidney, situato vicino alla baia di Homebush, che ha ospitato i 27° Giochi Olimpici e quelli Paraolimpici…
La guida, in Australia, è alla destra e il senso di marcia è l’opposto del nostro…
Nel centro di Sidney, c’è una monorail fantastica, che consiglio di prendere…
Molto bella e particolare da visitare è la zona di Chinatown e il Rocks Market coperto, che si trova vicino al porto.
Mi organizzo, prenotando un tour, per andare a visitare il Parco Nazionale delle Blue Mountains… Questo parco si è sviluppato nell’arco di 250 milioni di anni, con la deposizione e l’accumulo delle rocce sedimentarie e la loro successiva erosione, che ha formato dirupi e spettacolari insenature come i Canyon. Dopo 4 ore di viaggio in treno, arrivo al campo base “Katoomba”, per poi prendere il pullman che mi porta subito nella zona panoramica… Ed ecco davanti a me le Three Sisters, alte 1.100 metri: una formazione rocciosa dovuta all’erosione. Secondo la leggenda aborigena, la roccia ricorda le tre sorelle imprigionate dal loro padre, per proteggerle da un “bunyip” (cioè da un mostro). Personalmente, consiglio a tutti di “farci un salto”, ne vale veramente la pena…specialmente pranzare sopra al punto panoramico è uno spettacolo unico!!!
Nel pomeriggio andiamo a visitare le cascate Wentworth…una cosa unica al mondo…non ho davvero mai visto nulla del genere…
In serata, riparto per Sidney per prepararmi, per la mattina successiva, per un’esperienza che scriverò nelle prossime righe…
Il 10 agosto sono in volo da Sidney diretto ad Alice Springs, esattamente il cuore dell’Australia, nella regione chiamata “Red Centre”… Essa è essenzialmente costituita da vaste aree desertiche ed il termine “red”, che ne costituisce parte del nome, è dovuto al fatto che essa è caratterizzata e contraddistinta dal colore rosso (in inglese, appunto, “red”): rossa è la sabbia, così come il suolo, le rocce e pure le montagne che si stagliano nel cielo limpido e blu… Il Red Centre vanta uno dei paesaggi naturali più belli del mondo, gran parte del quale risale a più di 800 milioni di anni fa…
Impiego 3 ore di volo…tra l’altro molto movimentato, con parecchie turbolenze e vuoti d’aria…però quello che importa è arrivare sani e salvi alla meta!!!
Mi fermo la notte ad Alice Springs, cittadina molto tranquilla e campo base per le partenze per il deserto… Molto carina è la veduta che si ha da sopra la sommità di Anzac Hill…si può dominare tutto il paesaggio…tra l’altro è la prima volta che ho l’opportunità di vedere gli enormi tir con tre rimorchi…
L’indomani mattina si parte per il mega safari, di una settimana, nel Red Centre. Siamo 18 ragazzi: io sono l’unico italiano, mentre gli altri sono australiani, americani, giapponesi, londinesi e canadesi… Il mezzo di trasporto che ci accompagna in questa avventura è un pulmino, con tanto di carrellino per contenere le valigie…oltre, ovviamente, alle due guide…
Dopo aver percorso ben 500 km nel bel mezzo del deserto, siamo arrivati alla prima meravigliosa Rainbow Valley: è uno spettacolo indescrivibile vedere queste montagne “sbucare” dal deserto, con le loro forme particolari…per apprezzare tutto ciò, però, bisogna vedere con i propri occhi…le parole non bastano per commentare e non rendono certo l’idea…
Siamo entrati nel Parco Nazionale di Uluru-Kata-Tjuta e…si intravede “lui”!!! Il più riconoscibile simbolo dell’Australia è il gigantesco monolito Uluru (Ayers Rock), il più grande al mondo, lungo 3,6 km e largo 2,4 km; si eleva per 348 metri sopra la pianura, ed è costituito da un unico blocco di arenaria, esteso per 5 km sotto la superficie del deserto… E’ impressionante…durante il giorno le rocce cambiano colore, passando dall’arancio al rosso e al porpora…
Per ammirarlo dall’alto, faccio un giro in elicottero molto breve e anche molto costoso…però ne vale veramente la pena…tutt’ora, dopo giorni che sono rientrato in Italia, l’ho ancora davanti ai miei occhi…
La temperatura è ottimale, soprattutto pensando che è pieno inverno…si aggira sui 20° C e la minima sui 12° C…pensate che in estate la massima si aggira sui 47° C…
La nottata la passiamo in campeggio, perché nel deserto non ci sono altre sistemazioni…a parte il Resort da 500 dollari australiani a notte…ma non mi sembra il caso!!!
Un’altra bellezza sono le Kata Tjuta (le Olgas), il cui nome significa “molte teste”. Si tratta, infatti, di una serie di massicce cupole rotonde, a 42 km a ovest da Uluru. La roccia più alta è il monte Olga, che raggiunge i 546 metri di altezza, 200 metri in più rispetto all’Ayers Rock…
Nel corso del trekking, incontro diversi animali tipici di questi luoghi: lo spinifex marrone e la lucertola moloc… Per mia fortuna, al momento, non ho ancora incontrato dei serpenti…la zona è piena, ma bisogna considerare che è inverno e sono in letargo…
La mattina successiva, arriviamo alla spettacolare gola in arenaria del Kings Canyon, che si trova all’interno del Parco Nazionale di Watanka. Essa ha pareti alte più di 100 metri, formatesi in seguito a milioni di anni di erosione… Il Kings costituisce, inoltre, l’habitat di oltre 100 specie di volatili e di 60 specie di rettili…
Camminiamo per circa 4 ore e visitiamo tutto questo splendore, con degli strapiombi che fanno arrivare il cuore in gola…che spettacolo indimenticabile, non credevo che esistessero paesaggi con colori così impressionanti!!!
Peccato che tutto termina…ma questo ricordo rimarrà sempre dentro di me…e un giorno ci ritornerò…ne sono certo…
Il 16 agosto sono a Sidney e ne approfitto per riposarmi un po’ su una splendida spiaggia…e per organizzarmi per i prossimi giorni…
Ho deciso: in mattinata si parte per Canberra, però faccio una visita lampo perché, anche se è la capitale dell’Australia, non merita…
Arrivato a Melbourne, alloggio in angolo tra Elizabeth Street e Latrobe Street, praticamente in centro… Un consiglio: se volete visitare Melbourne, non dovete perdervi i magnifici giardini pubblici, tra cui gli splendidi Royal Botanic Gardens e Few Korer Park, per non parlare dell’incantevole Albert Park con il suo lago, attorno al quale si svolge il Gran Premio di Formula 1… Vicino c’è anche lo Shrine of Remembrance, un ricordo ai caduti, molto bello… Se volete una veduta dall’alto di Melbourne, ci sono le Rialto Towers, che sono i grattacieli più alti dell’emisfero sud, con 60 piani sopra il livello stradale e 8 sotto e un’altezza di 263 metri… Melbourne è davvero una gran bella città…
Il 19 agosto parto per la Great Ocean Road: una delle più belle strade panoramiche del mondo, a 200 km da Melbourne… Tra Port Campbell e Port Fairy, si incontra un panorama di aspri picchi e il mare agitato… Dalla vista panoramica più bella, si possono ammirare i Twelve Apostles, enormi monoliti erosi che si trovano nel Parco Nazionale di Port Campbell e che sono davvero uno spettacolo incredibile… Per non parlare poi della costa…la consiglio davvero a tutti, e poi, per chi è interessato, c’è la possibilità di prendere una barca e andare ad ammirare le balene…
Ballarat: nel 1851 il grido “Oro!!!” sconvolse la tranquillità di questa quieta regione di posteri… Qua, in pochi mesi, giunsero gruppi di persone da tutto il mondo per cercare l’oro e diventare così ricchi… Ballarat rimane a 150 km da Melbourne e vale la pena di “farci un salto”, per riscoprire queste miniere d’oro trasformate in museo, oltre alle città “viventi” come nel 1800…
Ormai i giorni rimasti sono pochi e ne approfitto, l’ultimo giorno, per andare a visitare Philip Island: è l’isola dei pinguini, dove alle 18,00 è possibile ammirare questi graziosi animaletti risalire la costa…
E’ davvero un peccato lasciare questo paradiso, però devo…
Prima di partire, l’Australia per me è sempre stata un sogno…poi ho avuto la fortuna di fare questo viaggio e di visitarla, ed è talmente bella che ho provato emozioni indescrivibili…quando ripenso a quei momenti mi sembra ancora di sognare…


Avventura in India e Nepal

L´India ha una popolazione di un miliardo di persone ed è un Paese di accesi contrasti, dove la storia e la tradizione convivono con un presente dinamico.
E´ seconda solo agli Stati Uniti nelle tecnologie dell´informazione, eppure le famiglie rispettano le tradizioni, gustando insieme elaborate ricette preparate in casa, anziché ingollare qualcosa in un fast-food.
Il territorio del subcontinente, estremamente diversificato, fatto di fiumi, campi, foreste, montagne e deserti, ha la forma di un immenso diamante.
La moneta locale è la rupia, il cui cambio è 1 € = 58 rupie.
Eccoci inoltrati nella grande capitale dell´India: Delhi. Essa è il principale punto di accesso del Paese, di partenza per visitare il cosiddetto "Triangolo d´oro", che conserva alcuni tra i maggiori tesori dell´arte indiana. La storia di Delhi, l´attuale capitale della più grande democrazia al mondo, risale ad oltre 3000 anni fa. Per ben sette volte Delhi combatte per la propria sopravvivenza ed ogni dinastia regnante lasciò dietro di sé un´unica eredità culturale ed architettonica, espressa in templi e mercati, palazzi e fortezze, monumenti funebri e torri.
Lasciamo l´aeroporto e subito notiamo una grande differenza tra il nostro modo di vivere e la realtà di Nuova Delhi.
Qui la temperatura oscilla tra i 24 e i 32 gradi con un tasso di umidità molto elevato, pari al 95 % circa.
Strada facendo per recarci al nostro albergo, a notte inoltrata, mi colpiscono parecchie persone, sia giovani che anziani, per il loro modo di passare la notte dormendo sul marciapiede e rimango quasi scioccato di fronte a un degrado ambientale che non avrei mai immaginato…
A giorno inoltrato, prendiamo accordi con l´agenzia che ci fornirà la macchina con l´autista per il tour del Rajastan, che effettueremo tra due giorni.
All´interno della capitale, la prima visita è dedicata al Minareto (Qutb Minar), che dista dal centro 15 km circa. Eretto nel 1199 d.C., questo monumento è davvero molto affascinante: raggiunge un´altezza di 72 metri ed ha un diametro di 14 cm alla base e di 2,50 metri alla sommità.
Qui a Delhi il traffico è molto caotico e il rumore dei clacson è assordante e incomprensibile, soprattutto per chi non ha mai messo piede in India!
Cogliamo così l´occasione per prendere il primo risciò ad un prezzo irrisorio, che otteniamo dopo varie contrattazioni. Con questo mezzo di trasporto molto utilizzato qui in India, raggiungiamo il Baha´i House of Worship, chiamato più semplicemente Lotus Temple, al cui ingresso ci consegnano una sacca dove riporre le scarpe (come poi anche in tutti gli altri templi che visiteremo). La forma di questo tempio è molto particolare poiché è simile ad un fiore di loto con i suoi 27 petali. Questo tempio è un esempio eclatante di arte moderna e per alcuni versi mi ricorda l´Opera House di Sidney. Esso comprende inoltre numerosi giardini, davvero molto curati.
Usciti dal tempio ne approfittiamo per assaporare il primo pranzo in un classico punto di ristoro per gli indiani, che non è molto pulito ma, qui in India, è la normalità… bisogna solo farci l´abitudine! La cucina è molto speziata e piccante, così arrangiamo il pranzo con dello gnocco fritto e un contorno di fagioli.
Per terminare la giornata decidiamo di visitare lo Zoological Garden, vicinissimo alla Humayun´s Tanb, che sinceramente non mi è piaciuto molto e, a mio parere, non merita.
Volevo accennare al contrasto tra Old e New Delhi, che è molto scioccante, e alla separazione tra le due parti della città, che è davvero netta. Old Delhi rispecchia la vera India tradizionale: bagno di folla e vicoli stretti e caotici dai quali, a mio parere, conviene allontanarsi in fretta, specialmente per gli odori nauseabondi e le persone poco affidabili che vi circolano.
Costruita dall´imperatore Moghul Shah Jahan, con il nome di Shahjahanabad, Old Delhi è il museo vivente della cultura indiana e rigurgita di milioni di persone. Un´importante attrazione, in questa parte della città, è il Forte Rosso, costruito nel 1640 da Shah Jahan, di fronte al quale si trova il Birds Charitable Hospital e Jain Digambara Temple, che ospita l´ospedale degli uccelli.
Usciti dal Forte, ci rechiamo a fare acquisti nell´immenso bazar Chandmì Chowk, pieno di negozi di ogni tipo e ricco di atmosfera. Io ne approfitto per comperare alcune banane al modico prezzo di 20 rupie.
Sulla strada che ci porta all´immensa Moschea Jama Masjid incontriamo parecchi incantatori di serpenti che, alla vista dei turisti, sollecitano i loro cobra con uno o due manrovesci sulla testa per far sì che salgano ondeggiando!
Jama Masjid, eretta nel 1650 d.C. sulla prominenza rocciosa chiamata Juajapahar, non lontano dal Forte Rosso, è la moschea più grande dell´India ed è anche molto bella. Interessante da visitare è il sotterraneo che collega la Jama Masjid e il Forte Rosso. Esso era il tragitto attraverso il quale, un tempo, le donne di corte, avvolte nel purdah, raggiungevano la moschea.
Ci rechiamo poi a visitare il Raj Ghat, di fronte al Gandhi National Museum in riva al fiume Yamuna, che è il luogo della cremazione del Mahatma, avvenuta il 31 gennaio 1948. Esso è un monumento commemorativo formato da una lastra di marmo nero e ornato da fiori dai colori stupendi.
Per chi non lo sapesse, Mohandas Karamchand Gandhi (1869 – 1948), uno degli uomini che hanno mutato il corso della storia del XX secolo, nacque a Parband nel Gujarat occidentale, dove suo padre era diwan del principato. Dopo un praticantato legale a Londra, lavorò in Sud Africa; per la sua resistenza passiva contro i pregiudizi razziali del governo, il poeta Rabindranath Tegore gli diede l´appellativo di Mahatma (Grande Anima). Tornato in India nel 1915, Gandhi si unì a chi lottava per la libertà e fondò il Sabarmati Asham ad Ahmedabad. Il suo obiettivo era raggiungere l´indipendenza e l´unità del Paese, con la forza della verità e della nonviolenza.
Con questa ultima escursione chiudiamo la visita di New Delhi che, secondo me, è fin troppo caotica, perciò non merita molti giorni di visita… l´ideale è dedicarne un paio.
Alle 6,00 del giorno seguente partiamo con il nostro autista con un fuoristrada della Tata, marca nazionale di automobili, verso il Rajasthan.
Tra tutti gli Stati indiani, il Rajasthan è quello che meglio rappresenta l´immagine classica e fantastica che noi Occidentali abbiamo dell´India: si possono vedere uomini baffuti con colorati turbanti, vestiti con larghe casacche, con le gambe fasciate dai leggendari jodhpurí; dame avvolte in colorati tessuti artigianali ricavati da fili di seta; piccoli villaggi di case dipinte nel deserto; grandi e lussuose regge di principi e maharajah, costruite con marmi bianchi, al centro di incantati laghi artificiali.
Prima tappa è Bikamer, che dista 463 km e per raggiungere la quale impieghiamo 11 ore di viaggio, a causa delle pessime condizioni delle strade e alla ridotta velocità media. Lungo il tragitto incontriamo veramente di tutto: mucche al pascolo, pecore, maiali, dromedari, persone che trasportano a piedi l´acqua e che rallentano la marcia… questa è la vera India!
Bikamer nacque alla fine del XV secolo per iniziativa del figlio di un maragià di Jodhpur. La città è molto piccola ma carina.
La prima visita la dedichiamo al Junagarth Fort, fortezza costruita nel XVI secolo da un maragià sottomesso dall´imperatore Akbar. Essa racchiude diversi palazzi e templi, nonché un dedalo di corridoi, scale e cortili interni. Direi che vale la pena di dedicare almeno un paio d´ore per visitare tutto il complesso.
Una visita lampo è d´obbligo al Lalgarth Palace Hotel e Shrree Sadul Museum, meraviglioso palazzo in arenaria rossa eretto all´inizio del XX secolo in stile rajput da Ganga Singh, con un fresco giardino sul lato destro. Qui il maragià vi risiedeva in permanenza, mentre oggi un´ala è stata trasformata in albergo e l´altra in museo.
L´ultima visita la facciamo alla città vecchia per ammirare due belle haveli, la Ranpuria e la Daga, ex dimore di ricchi commercianti.
Consiglio inoltre di seguire i bastioni sul lato del Bara Bazar. Passeggiando, vi imbatterete in una graziosa moschea bianca e verde e, successivamente, nel tempio Laksmirath, costruito intermente in marmo bianco.
Lasciamo questa graziosa città per raggiungere Jaisalmer, che dista 300 km circa.
Prima però optiamo per l´escursione nel deserto del Thar, che dista 60 km dalla città e soli 35 km dal confine con il Pakistan. Ascoltando vari consigli ci rechiamo nelle Sam Dunes e Khuri, per partire alla scoperta delle dune a dorso di cammello.
Al termine dell´escursione, ceniamo a base di Cheese nan (una sorta di piadina con il formaggio), patate, riso e una deliziosa erbetta del deserto a noi sconosciuta.
Passiamo poi la notte dormendo in pieno deserto su brandine e coprendoci con trapunte che puzzano di cammello e alla mattina ci godiamo un bel tramonto.
Lasciamo il deserto per recarci a Jaisalmer, che dista una cinquantina di km. Questa città è immersa nel deserto del Thar ed ha il colore dell´ambra in un deserto di dune e terra rossa. Tappa obbligata nelle vie delle spezie e della seta, le sue mura erano un miraggio per i mercanti arabi ed europei.
Una guida parlante italiano, consigliataci dal nostro autista, ci porta a visitare la Fortezza che conta 99 torri e 4 porte monumentali. Essa fu eretta nel XII secolo, ma la cinta risale principalmente ai secoli XV-XVI.
Salendo, si arriva alla piazza principale della città vecchia, tristemente famosa perché sede dei sacrifici detti "johar".
Molto belli da visitare sono i due templi jainisti e non si può rinunciare ad una passeggiata rilassante nei vicoli.
Spostandoci nella città bassa, uscendo dalla cittadella si possono vedere le haveli, dimore di ricchi mercanti del XVIII secolo. Tra queste, molto bella è Patwah-Ki-Haveli, composta da 5 edifici.
A 6 km dalla città, a Bada Bagh, ci sono gruppi di cenotafi dei maragià di Jaisalmer, vuoti all´interno perché le ceneri furono disperse nel fiume Gange dopo la cremazione. Qui l´atmosfera è magica al tramonto, quando la pietra assume straordinarie tonalità dorate.
A 12 km da quest´ultimo tempio è interessante visitare Sagar, bel complesso di padiglioni che circondano un tempio jainista superbamente restaurato.
In questa città ci siamo accorti di una raccolta differenziata dei rifiuti molto particolare ed economica: bovini e suini sono talmente affamati che si occupano di far pulizia cibandosi dei rifiuti (cartone, plastica, il loro stesso sterco…)! Ci siamo poi accorti che questa pratica è diffusa un po´ in tutta l´India!
Lasciamo la città per recarci a Jodhpur. Sorgendo dalle sabbie del deserto, le possenti mura in arenaria di questa città racchiudono un dedalo di bazar e viuzze affollate di gente e dromedari, che si accalcano intorno ad un magnifico forte costruito su un´altura: il Forte di Meharangarh. Esso, eretto su di un rialzo naturale nel deserto, riluce ai raggi obliqui del crepuscolo, vegliando, paterno come sempre, sulla fiorente città ai suoi piedi.
La prima visita è infatti dedicata a questa fortezza eretta nel 1459 d.C., come un vero nido d´aquila, dal reo Jodha, fondatore della città, che da lui prende il nome. Il complesso si innalza per più di 135 metri e si estende su 1,5 km e 250 metri di larghezza. Le cose principali da visitare sono il Sangar Choki, la sala dei sedili degli elefanti, il Palki Khana e il Daulatkhana (tesoro).
Merita molto anche il paesaggio sottostante, tra cui spicca Jaswant Thada, superbo tempio di marmo bianco eretto dal figlio Jaswant Singh II, soprannominato "piccolo Taj".
Dalla parte opposta, invece, si domina Umed Bawan Palace, ossia l´immenso palazzo dei maragià di Jodhpur, metà palazzo e metà museo.
Dopo queste visite d´obbligo, ci siamo inoltrati nella città vecchia caratterizzata dalla Clock Tower, attorno alla quale c´è un famoso bazar in cui si può trovare davvero di tutto e dove abbiamo degustato dei biscotti molto buoni, che meritavano di essere portati a casa! Una considerazione sullo shopping è che le merci in vendita sono praticamente le stesse in tutte le città, o perlomeno si assomigliano molto!
Questa città non merita, a mio parere, più di un giorno di visita, così come Ajmer, dove ci siamo fermati giusto mezza giornata per visitare il Dargah, la cittadella musulmana, la moschea Arhai din Ka Shonpra e il forte di Akber. Sinceramente in questi luoghi non abbiamo trovato gente molto affidabile, perciò è bene fare attenzione.
Eccoci a Pushkar, finora la città più bella e particolare che abbiamo visitato, forse perché la sua posizione sul lago salato Sambher dà un tocco di vita maggiore e più rilassante, rispetto alle altre città caotiche e polverose. Anche per questo motivo, abbiamo deciso di fermarci qui due notti.
La cosa molto particolare, da visitare assolutamente, sono i Ghat al levar del sole, in cui il rituale delle abluzioni diventa uno spettacolo vivace, caloroso, naturale e semplice nella soave luce del mattino.
Da non perdere, sulla via centrale, una sfilza di bancarelle che vendono più o meno le stesse merci, ma che sono molto particolari e meritano una passeggiata, specialmente per assaggiare i prelibati e dissetanti frullati di frutta fresca!
Il giorno seguente visitiamo un tempio sulle colline, dominante la città… giornata molto rilassante, non fosse per lo sforzo e la fatica fatti per raggiungerlo… ma ne vale la pena!
Dopo questa giornata all´insegna del relax, partiamo per la capitale del Rajasthan, Jaipur, che conta ben 2,5 milioni di abitanti. Essa è forse l´unica città indiana, un po´ antica, creata secondo i dettami dell´urbanistica. Il maragià Sawai Jai Singh II la istituì agli inizi del XVIII secolo a pochi chilometri dall´ex capitale-fortezza Rajput di Amber.
Iniziamo con una breve visita al City Palace, una serie di cortili e palazzetti che formano un gigantesco complesso, che comprende, tra l´altro, il Museo delle armi, il bellissimo portale marmoreo Sarhad-Ki-Dearhi e il Palazzo della Luna, che si sviluppa su sette piani.
Uscendo, in pieno centro, si può vedere il famoso Palazzo dei Venti, un frontale architettonico dallo spessore molto limitato, che alla sommità non supera i 2 o 3 metri, la cui costruzione si basò sull´idea di far circolare meglio i venti per rinfrescare l´aria.
A 10 km da Jaipur è molto bello da visitare l´Amber Palace, che si può raggiungere a dorso d´elefante in modo molto suggestivo. La costruzione di questa fortezza ebbe inizio alla fine del 1500 e si concluse nel 1727.
L´ultima visita a Jaipur la dedichiamo alla fortezza di Jaigarth, sorta nell´XI secolo a scopo difensivo. Essa è molto spettacolare, ma ancor di più lo è il cannone Jaivana, qui custodito, che venne fuso proprio qui nel 1720. Questo cannone dovrebbe figurare nel Guinness dei Primati come il più grosso del mondo montato su ruota: il suo fusto misura, infatti, 6 metri di lunghezza e pesa 50 tonnellate… pensate che un tempo occorrevano quattro elefanti per trasportarlo! Un aneddoto curioso è che questo cannone non fu mai adoperato, se non per il tiro di prova che servì per verificarne il funzionamento!
Prima destinazione turistica del Paese è Agra , che conta circa 3 milioni di visitatori all´anno. Essa fu fondata dai primi imperatori Moghul, che ne fecero una fiorente capitale. La città non si può definire bella, ma ospita bellezze assolutamente uniche al mondo. Unico neo: il biglietto d´ingresso! Agra è molto grande e conta 1,2 milioni di abitanti circa. Per gli acquisti ci sono parecchi bazar in cui si può trovare davvero di tutto.
La prima visita la effettuiamo al Taj Mahal, opera davvero stupefacente. Il Taj Mahal è un monumento all´amore fatto costruire, tra il 1631 e il 1653, dall´imperatore Moghul Shah Jahan, in memoria dell´adorata moglie Muntaz Mahal morta prematuramente. Palese dimostrazione di come i suoi artefici, ben conoscendo la magia del teatro, puntassero su un effetto scenico di grande efficacia, questo tempio è da vedere rigorosamente, anche se l´interno delude un po´ rispetto alla maestosità e alla bellezza dell´esterno.
Passiamo poi a visitare il Forte Rosso, che fu eretto nel XVI secolo come residenza degli imperatori. L´enorme edificio confina con il fiume Yamuna, gode di una meravigliosa vista del Taj Mahal e racchiude una serie di palazzi di marmo, moschee e giardini sontuosi.
Una visita-lampo meritano anche il Radhaswani Temple e il Ram Bagh.
Lasciamo Agra con l´Espresso 2002, prenotato a Jaipur, e percorriamo un tragitto di 3 ore in treno, tra l´altro molto confortevole, per arrivare a Jansì. Dimenticavo di scrivere che in India esistono otto categorie di treni! Da Jansì prendiamo un pullman locale per arrivare, dopo 5 ore di viaggio, a Khajuraho.
Da visitare ci sono i Templi, che costituiscono una delle attrattive principali di tutta l´India, capolavori architettonici e opere scultoree eseguite con straordinaria abilità, che investono una notevole importanza storica e artistica.
I Templi, che risalgono al 1000 d.C., furono costruiti all´epoca dei Chandela, una dinastia che sopravvisse per cinque secoli prima di soccombere sotto il violento attacco dei Moghul. I soggetti principali, che compaiono con maggiore frequenza e dovizia di particolari, sono le donne e le immagini erotiche. Tra i vari templi, i più suggestivi, a mio parere, sono quelli che fanno parte del gruppo occidentale. Molto bello anche il gruppo orientale, rappresentato da tre templi gianisti, e per finire il gruppo meridionale, che merita una visita-lampo.
In verità, un po´ di delusione l´ho avuta al ricordo dei templi di Angkor Wat, visitati l´anno scorso in Cambogia, che sono veramente imparagonabili!
Nel pomeriggio, noleggio una bicicletta e mi dirigo alle cascate Raneh Falls, che distano 18 km dalla città.
Dopo un giorno di puro relax e di meritato riposo, passato a far bagni in piscina e spaparanzati sui lettini al sole, prendiamo un volo da Khajuraho per Varanasi, ultima città dell´India che visiteremo prima di andare in Nepal.
L´arrivo a Varanasi è un po´ deludente poiché piove a catinelle, ma d´altronde è stagione di monsoni!
Per oltre 2000 anni, Varanasi, la città eterna, è stata la capitale religiosa dell´India. Costruita sulle sponde del sacro Gange, si dice unisca in sé la virtù di tutti gli altri luoghi di pellegrinaggio e che chiunque finisca qui i suoi giorni, qualunque sia il suo credo e per quanto possa aver peccato, andrà direttamente in Paradiso. Varanasi ha oltre 100 ghat, ossia scalinate sul Gange, dove ci si bagna e si procede alle cremazioni. Città sacra per eccellenza degli Indù, Varanasi è sempre affollata di pellegrini. Visitarla almeno una volta nella vita è lo scopo di ogni Indù; morirvi significa avere la più forte possibilità di raggiungere il Moksha (salvezza, liberazione).
La prima visita, anche se un po´ stanchi, è dedicata al Gange. Qui, nei numerosi ghat, che raggiungiamo attraverso vicoli angusti e oscuri che sembrano dei labirinti, avvengono appunto le cremazioni. Il tutto è un po´ macabro, perciò è meglio sorvolare sulle spiegazioni di cosa avviene, ma posso accennare che i cadaveri di santoni, bambini e lebbrosi, a differenza di tutti gli altri, non vengono nemmeno cremati, ma gettati direttamente nel Gange.
A dire il vero, per scoprire e visitare Varanasi, a mio parere, non occorre più di mezza giornata, visto che la città è molto trasandata e perciò abbastanza deludente.
Volendo, dopo aver osservato il rito delle cremazioni sul Gange, si può fare una visita-lampo a Bharatmata Mandir e al Sankat Mochan Temple, o più semplicemente Monkey Temple (il Tempio delle Scimmie).
Qui a Varanasi, ma in generale un po´ in tutta l´India, le persone sono molto tranquille e disponibili, anche se è molto difficile comunicare con loro, e riuscire quindi ad ottenere informazioni, a causa della lingua. Inoltre qui, tutti, dai bambini agli anziani, si offrono volontari per farsi fotografare in cambio di qualche rupia.
Lasciamo l´India e voliamo in Nepal, a Katmandu, dove innanzitutto il clima è molto più fresco e il verde appare con maggior vigore. Si notano subito le differenze di stile di vita rispetto all´India. Il Nepal, infatti, è un po´ più ricco, è pieno di negozi e hotel e la cucina è meno speziata e piccante… praticamente non sembra neanche di essere a Katmandu! Qui la moneta è la rupia nepalese e il tasso di cambio è 1 € = 92 rupie.
Pernottiamo nel centro di Thamel, circondati da negozi e hotel… sembra quasi di essere in Italia!
La mattina seguente partiamo subito, senza visitare la città, per Pokara, che rimane nella valle e dista 200 km circa. Durante il tragitto ci fermiamo per fare rafting in una incantevole vallata di un verde spettacolare… siamo totalmente immersi nella natura… ci pare di essere in un paradiso terrestre! Sopra di noi ci sovrastano diversi ponti tibetani che collegano una sponda del fiume Cicion all´altra. E´ un´esperienza davvero unica… il silenzio è totale… gli unici rumori e suoni sono quelli prodotti dalla natura: il vento fra le foglie, lo scorrere dell´acqua… nient´altro!
Finito il rafting, ci aspetta un bel buffet per rimetterci in forze, per poi affrontare le ultime tre ore di viaggio… sul tetto di un pullman… cosa molto comune da queste parti!
Ed eccoci a Pokara, cittadina molto carina anche se un po´ cara, soprattutto nella zona turistica, dove i prezzi sono molto elevati rispetto alla media.
Qui ammiriamo il lago e, volendo, si può anche fare trekking.
Ritornati a Katmandu, ci dedichiamo finalmente alla visita della città. Incominciamo dalla zona di Durbar Square, molto bella e particolare. Essa è il luogo in cui, in passato, i re venivano incoronati e legittimati e da dove essi governavano. La piazza risale al XVII e XVIII secolo ed è ricca di monumenti interessanti da visitare: il Kasthamandop, l´Ashok Binayak, il Maru Tole, il Maju Deval, il Tempio di Trailokuye Mohan Nerayan, il Tempio di Bhagwati, il Tempio di Krishna, la grande campana, la statua di Shiva danzante e una miriade di altri templi.
Facciamo poi una passeggiata nel centro storico, per immergerci nella sua atmosfera quasi medioevale.
Appena fuori da Katmandu, posto in cima ad un´altura ad ovest, c´è il tempio buddista di Swayambhumath, chiamato "il Tempio delle Scimmie" per il nutrito gruppo di belle scimmiette che difendono la collina.
Sul pianoro in cima alla collina s´innalza lo Stupa centrale, sormontato da un blocco quadrato dipinto d´oro, dal quale gli occhi del Buddha scrutano la valle in ogni direzione. La base è costellata di ruote di preghiera che portano incise le parole del sacro mantra "om mani padme hum" (saluto il gioiello nel loto), mentre la base dello Stupa è dipinta di bianco e rappresenta i quattro elementi: terra, fuoco, aria, acqua. Parlando di Stupa, il Bodhnath è il più grande al mondo ed è tappa fissa per i turisti.
Visitiamo poi il tempio indù più importante del Nepal: Pashu Patinath. Esso sorge lungo le sponde del fiume Bagmati ed è l´unico luogo di culto consacrato a Shiva di tutto il subcontinente indiano. Per questo motivo è meta di folle di pellegrini lungo tutto il corso dell´anno.
L´ultima escursione di questo stupendo viaggio, che ci ha portato alla scoperta dell´India e del Nepal, la facciamo con un volo della Buddha Air, sorvolando l´Himalaia, per ammirare il paesaggio di questa catena montuosa, che è la più alta al mondo. Da quassù la vista è davvero spettacolare… non esistono parole per descriverla!
Il viaggio termina così, dopo aver effettuato 55 ore di viaggio in macchina per un totale di 2.400 km percorsi, 3 ore in treno, 5 ore in bicicletta percorrendo 50 km, 2 ore di rafting, 8 voli aerei per un totale di 24 ore in volo e innumerevoli chilometri percorsi a piedi… questi solo alcuni numeri del nostro viaggio alla scoperta dell´India e del Nepal!


DIARIO DI VIAGGIO
TRA LA CAMBOGIA E IL VIETNAM

Sono arrivato in Cambogia, dopo diversi scali, per la meta non tanto turistica, precisamente Siem Reap. L’indomani mattina ho fatto il pass, con tanto di foto, per entrare al sito archeologico patrimonio dell’UNESCO. Non credevo ai miei occhi, che al mondo potessero esistere meraviglie del genere. Ebbene sì, sono proprio i templi di Angkor, il sito più grande al mondo, su un’area di 21 km2, che rappresentano l’universo. Per visitarli ho preso una macchina, con tanto di driver sempre a disposizione, al costo di 10 dollari al giorno. Angkor Wat, il più maestoso e, a mio parere, il più fantastico, Angkor Tom e il Bayon, che per visitarlo all’interno della giungla a dorso di elefante è stata un’esperienza unica. Per non parlare dei templi inghiottiti dalla vegetazione, in cui sono state girate alcune scene del film “Tomb Raider”. Prima di partire per Hanoi, mi sono fermato a visitare il Museo delle mine antiuomo, una cosa terrificante; attualmente la Cambogia è il Paese con più mine antiuomo e per bonificarla ci vorrebbero altri 10 anni. Per le strade ho notato molte persone a cui mancavano gli arti inferiori e superiori e tutt’ora è consigliabile camminare sui sentieri battuti; di tutto questo, ancora oggi, la gente si chiede il perché. Ne farò riferimento più avanti su quello che ho visto ed è accaduto specialmente in Vietnam. Però mi fa sempre più pensare che i veri colpevoli di queste guerre sono gli Stati Uniti d’America, altro che “Peace”! La gente è fantastica, a parte un po’ il romperti dei bambini per lasciargli un goccio di Coca cola nella lattina. Lasciando la selvaggia Cambogia arrivo ad Hanoi, per fermarmi per 3 giorni in visita e, in serata, ne approfitto, visto il traffico intenso, per andare a vedere lo spettacolo delle marionette sull’acqua: molto bello! Dopo cinque ore di viaggio, una mattina mi trovo immerso in uno scenario sorprendente, ebbene sì, è proprio la baia di Halong: una meraviglia incontaminata in mezzo al mare, con più di 3.000 tra faraglioni e isole. Per visitare questa sorprendente bellezza ho preso un tour di 3 giorni: la prima notte l’ho passata sull’isola di Cat Ba e l’altra su una barca, ammirando le sfumature del tramonto e dell’alba, per poi approfittarne per fare un bel bagno. L’indomani mattina sono partito per Hue e, dopo 13 ore di pullman per percorrere 800 km, sono andato a visitare la vecchia cittadella, sempre patrimonio dell’UNESCO, assomigliante alla città proibita di Pechino. Nel pomeriggio ho preso una piccola imbarcazione e ho fatto una crociera sul fiume dei Profumi, per poi visitare, sotto la pioggia, i vari templi che non finiscono mai di stupirmi. L’umidità è sempre alta e verso le 16,00, immancabilmente, la pioggia cade per la sua solita oretta ininterrotta. Il 12/8 arrivo a Hoi An, città molto carina che rimane al centro del Vietnam sulla costa. Per visitare la parte storica è necessario acquistare dei ticket, però bisogna selezionare cosa si vuole vedere. Molto bello è il ponte costruito dai giapponesi e il porto. Il giorno seguente noleggio una moto e mi reco ai siti archeologici di My Son, che rimangono a circa 60 km di distanza. C’è da dire che dopo aver visto, nei giorni iniziali, il fantastico sito di Angkor, non ci sono paragoni, ma mi rifaccio con i paesaggi e gli inconvenienti che si possono trovare per strada! Nel pomeriggio faccio un salto alla beach, ne vale veramente la pena, anche per gustare qualche specialità che offre il mare. In nottata parto per Dalat e mi aspettano 18 ore di bus per percorrere soli 900 km…più che altro, ogni 3 ore, di regola, l’autista si ferma mezz’ora e più per sosta. Dalat rimane ad un’altezza di 1.400 metri sul livello del mare; è una bella cittadina, che mi permetterà di liberarmi dallo stress e dall’afa dei giorni scorsi. Mi sono preso un pomeriggio di riposo per organizzare l’escursione, per l’indomani mattina, alle cascate di Pangkor, che rimangono a 70 km, e che, tra l’altro, visito accompagnato da un driver su motorbike. A parte le 2 ore impiegate, ne è valsa veramente la pena…le cascate sono davvero molto belle! Al ritorno mi fermo a visitare un villaggio caratteristico sul country, poi un monastero su un lago, tipico collinare. La fine della visita la passo in una casa un po’ strana, “Crazy House”, costruita da un architetto americano un po’ particolare, assomigliante alla casa delle meraviglie. Ed è arrivato il giorno fatidico: si parte per Saigon, o, per meglio dire, Ho Chi Min. Per raggiungerla occorrono 7 ore di viaggio, tra l’altro 2 solo per entrare nell’immensa e incasinata metropoli. Non avevo mai visto un caos così monotono neanche a New York, un’infinità di motorini… A Ho Chi Min cerco di rimanerci il minimo indispensabile, è troppo stressante. Ne approfitto, comunque, per visitare il Museo della guerra o, per meglio dire, gli orrori che gli americani hanno combinato con le bombe al Nepal. Molto belli, poi, e che meritano di essere visitati, i vari templi e il palazzo residenziale. Il 16/8 parto, in mattinata, per la visita ai cunicoli di Cu Chil, che rimangono fuori Saigon di 70 km. Arrivati, una guida ci accompagna in una sala, dove ci mostra un filmato originale sulla guerra. Poi, passa a spiegarci, con un plastico, tutta la ramificazione dei cunicoli e la predisposizione delle varie stanze (cucina, toilette, camerate)…una cosa sorprendente pensando che si sviluppano su un’area di 200 km… E’ arrivato il momento che aspettavo: la guida ci porta al sito ed entriamo in questi cunicoli. Per entrarvi e girare mi devo mettere a gattoni e mi sono chiesto “Ma erano così piccoli, un tempo, i Vietcong o si sacrificavano???”… Una volta usciti, la guida ci porta nella zona delle trappole, che i Vitcong mettevano per fare le imboscate agli americani…tra l’altro ci sono residui di bombe inesplose e crateri causati dall’esplosione di altre bombe… Tutta questa rete di cunicoli è dovuta all’ingegno dei Vietcong per imbrogliare e sconfiggere l’esercito USA. Il giorno seguente parto per un’escursione di ben 3 giorni, presa in agenzia, sul delta del Mekong. Siamo un gruppo di 15 persone: io, l’unico italiano, una coppia australiana, tre ragazzi di New York, due coppie di Parigi e cinque ragazzi di Londra… Iniziamo l’escursione visitando il mercato galleggiante, molto particolare e caratteristico, dove si vedono lanci di frutta tra barca e barca, poi passiamo ad esplorare il vero delta del Mekong. E’ bello e particolare, anche se non tanto igienico, vedere queste case galleggianti, cioè le barche, e le persone che fanno uso del fiume per tutte le mansioni relative all’igiene del corpo, alla pulizia di stoviglie e così via…specialmente dato il colore fangoso del fiume… Entriamo in una casa e ci offrono frutta a volontà, in cambio noi acquisteremo dei loro souvenir. Entriamo poi in un allevamento di coccodrilli, ce n’è di tute le dimensioni…il più piccolo è lungo 10 cm, per arrivare all’esemplare più grande che raggiunge i 6 metri di lunghezza… Usciti dall’allevamento, la guida ci racconta la storia di un film e, arrivando alla trama, scopro che il luogo in cui stiamo andando è proprio il posto in cui hanno girato il film Apocalipse Now! Arrivati, lo spettacolo è sorprendente: le imbarcazioni che fungono da casa che si muovono, per non parlare dei cappellini vietnamiti che le donne indossano, per non parlare poi della florida vegetazione che si rispecchia sul fiume…davvero uno spettacolo!
Dando alcuni numeri relativi a questo viaggio, ho passato 28 ore in aereo, per un totale di 25.000 km e 4 scali; 2.600 km in pullman, equivalenti a 60 ore di viaggio, alla velocità media di 43 km orari; 300 km in motorino e 60 ore in nave…tutto questo in soli 25 giorni…e dimenticavo le ore di camminate… Sicuramente lo rifarei di nuovo, partirei anche subito! Naturalmente, le cose più belle che ho visto sono state i templi di Angkor e la baia di Halong, per finire con il Mekong… La cosa che mi ha sconcertato di più, invece, è stato vedere la popolazione cambogiana sottomessa e non libera di muoversi, avendo sempre paura di saltare sopra a una stupida mina… per non parlare delle persone vietnamite con handicap, rimaste colpite dai bombardamenti di agenti chimici al Nepal… Come ha scritto un ragazzo vietnamita al Museo della guerra di Hanoi “Why???”…