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Grazie mille delle visite
Ho voluto creare questo sito, per mettere a disposizione a tutti voi queste foto di questi posti stupendi e che finora sono riuscito a visitare e spero che sia solo l’inizio.



Ciascuno nelle proprie scelte di vita fa riferimento a una scala di preferenze;
Su due o tre gradini piu’ alti della mia c’e il viaggiare e la fotografia.
Catturare le cose della vita, impadronirsene per sempre, per non dimenticarle piu’!!!
Collezionare fotografie e’ collezionare il mondo ……
Come tutte le altre cose che conosci viaggiando: culture, religioni ed esperienze personali.
Ho potuto esplorare vari paesi:
Australia,Cina,Cuba,Thailandia,New York,Malesia,India,Nepal,Cambogia,Vietnam,Somalia,Egitto,Tunisia,
Istambul,Budapest,Londra,Madrit,Barcellona,Lisbona,Monaco,Roma. 

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…Ci sono esperienze che ti cambiano…non è facile vedere cose terrificanti…l’ignoranza della guerra mangia i valori della vita e distrugge tutto quello che di bello c’è. L’inizio del mio sito dovrebbe toccare le coscienze di tutti…per dare voce al vero valore della vita…ritorniamo a vivere…urliamo “PACE”…valore universale in questo mondo ingiusto dei grandi!!! Le fotografie inserite vogliono raccontare quello che ho visto in Vietnam, Cambogia e Somalia…e rappresentare la vera vergogna…l’America. La cruda realta’ della Cambogia Da più di vent’anni la Cambogia è un Paese che conosce solo persecuzioni, torture e morte. Eredi di un antico e potente regno che impose la sua influenza nel Sud Est asiatico circa mille anni fa. Oggi i Cambogiani sono una tra le popolazioni più povere del mondo. Una popolazione stremata dal genocidio dei Khmer rossi, dalla guerriglia più accanita, dalle interferenze da parte di potenze straniere, un Paese che ancora oggi da quel che ho visto non conosce la pace. Un triste primato sono le mine… La Cambogia è cliente privilegiato dei fabbricanti di mine. Le stime di materiale bellico, disseminato su circa 180.000 chilometri quadrati del suo territorio, vanno dai 4 ai 10 milioni di mine e di bombe inesplose. Secondo esperti del settore, ogni mese sono 600 le persone che muoiono e 300 quelle che rimangono mutilate. Attualmente la Cambogia è uno dei Paesi al mondo col maggior numero di disabili fisici; su una popolazione di circa 9 milioni di abitanti. I mutilati sono circa 40.000. Sminare costa: si è calcolato che per disinnescare le mine occorrono addirittura 1.000 dollari, mentre il costo medio è di appena 7 dollari. Per bonificare questo Paese ci vorrebbero 15 anni… Visitando la Cambogia sono rimasto veramente sconcertato da tutto ciò… come poi in altri Paesi… Ho voluto inserire questo mio commento personale perchè sia a conoscenza di tutti…  

 Lo Sterminio di Pol Pot in Cambogia. Oggi i cambogiani sono circa 14 milioni, praticamente 7 milioni in più rispetto al periodo che ha preceduto il genocidio perpetrato dai Khemr rossi o per meglio dire dall’organizzazione di Pol Pot l’Hitler Asiatico, a partire dal 1975 che secondo le parti sarebbero 3 milioni di vittime sterminate nei campi di concentramento, per dimenticare il genocidio i cambogiani si sono messi a fare sempre più figli , questo almeno quanto da loro raccontatomi. Solo alla fine di luglio del 1997, la radio ufficiale dei Khmer annuncia uno scoop: l’arresto e il processo di Pol Pot la cui morte avvenne l’anno successivo anche se rimane sempre un mistero.Una cosa gravissima che l’opinoine pubblica non ne hai mai parlato o se in modo lieve, vi ho voluto fare vedere in alcuni scatti che ho fatto l’orrore e la vergogna …..

 

PRENDI UN SORRISO,REGALALO A CHI NON L’HA MAI AVUTO .
PRENDI UN RAGGIO DI SOLE ,FALLO VOLARE LA DOVE REGNA LA NOTTE.
SCOPRI UNA SORGENTE ,FA’ BAGNARE CHI VIVE NEL FANGO.
PRENDI UNA LACRIMA,POSALA SUL VOLTO DI CHI NON HA PIANTO.
PRENDI IL CORAGGIO,METTILO NELL’ANIMO DI CHI NON SA LOTTARE.
SCOPRI LA VITA,RACCONTALA A CHI NON SA CAPIRLA.
PRENDI LA SPERANZA,E VIVI NELLA SUA LUCE.
PRENDI LA BONTA’,E DONALA A CHI NON SA’ DONARE.
SCOPRI L’AMORE,E FALLO CONOSCERE AL MONDO.

 
 La non violenza e’ la forza piu’ grande in qui dispone l’umanita’.E’la piu’ potente arma di distruzione escogitata dall’ingegnita’ dell’uomo. La distruzione non e’ la legge degli uomini.
GHANDI

E-mail:     viaggiare11@libero.it   Image hébérgée par hiboox.com
 
 “Diario di viaggio tra Thailandia e Cambogia”

Arrivato il grande giorno, si parte per una nuova avventura verso il misterioso Oriente. L’arrivo nella grande metropoli di Bangkok, come poi in tutti i posti Asiatici e’ un impatto non tanto piacevole per via delle stagioni delle piogge che provocano un tasso di afa non indifferente pari a un 90%. Sono però  fortunato il sole ne fa’ da padrone. Tra canyon di grattacieli di cemento, rombanti veicoli che sfrecciano con rumori assordanti, questa e’ la vera Bangkok, strade a 12 corsie e sopraelevate questa e’ la capitale delle Thailandia dal 1782 come stabilito dal primo Re della dinastia Chakri Rama I. Il nome e’ una contrazione di Bang Makok, che sta’ a significare “Villaggio delle prugne selvatiche” e il nome ufficiale in Thai e’ una specie di scioglilingua. Mi fermo tre notti, il giusto per vedere le cose più importanti. La prima visita e sicuramente la più bella e’ quella al tempio del Buddha di Smeraldo che sarebbe il Wat Phra Kae. E’ una meraviglia architettonica di luccicanti Chedi (Stupa) dorati apparentemente sospesi in aria, di lucide tegole arancioni e verdi tetti che trafiggono il cielo umido di colonne rivestite di mosaici e di ricchi frontoni di marmo. Dopo passo al Palazzo Reale oggi usato dal Re soltanto in occasione di alcune celebrazioni ufficiali senza dubbio nel vedere tale costruzione si rimane senza fiato. A 15 minuti di strada c’è  il Wat Pho che ospita il più importante Buddha disteso e la più ricca collezione di statue del Buddha della Thailandia e anche la sede nazionale per l’insegnamento e la conversazione della medicina tradizionale Thai. Passando dall’altra parte del fiume (Tamburi) c’è uno straordinario tempio il Wat Arun con una torre stile Khmer di 82 metri, costruito durante la prima metà del XIX secolo su commissione di Rama II, molto spettacolare. Da vedere c’è ne parecchio dalla parte centrale di Siam Square dove ci sono i vari centri commerciali e dove si possono trovare nuovissime tecnologie con prezzi ottimi e i vari quartieri di Chinatown, Phahunat e Banglamphu dove e’ possibile fare acquisti in vari e svariati mercatini. Penso che 3 giorni siano più che sufficienti per visitarla. Dopo la visita della capitale thailandese parto via terra per la Cambogia passando per Trat e cambiando vari mezzi arrivo al confine, mi fermo alla prima cittadina Ko Kong e pernotto per aspettare la mattina seguente il pullman che mi porta a Sihanoukville. Non e’ la prima volta che visito la Cambogia, ci sono stato nel 2005 quando mi sono fermato per visitare i Templi di Angkor Wat a Siem Reap, che dire un posto fantastico la gente anche se povera e’ disponibile e sempre pronta ad aiutare e a regalare un sorriso. Oggi i cambogiani sono circa 14 milioni, praticamente 7 milioni in più rispetto al periodo che ha preceduto il genocidio perpetrato dai Khemr rossi o per meglio dire dall’organizzazione di Pol Pot, a partire dal 1975 che secondo le parti sarebbero 3 milioni di vittime sterminate, per dimenticare il genocidio i cambogiani si sono messi a fare sempre più figli , questo almeno quanto da loro raccontatomi. Solo alla fine di luglio del 1997, la radio ufficiale dei Khmer annuncia uno scoop: l’arresto e il processo di Pol Pot la cui morte avvenne l’anno successivo anche se rimane sempre un mistero. Dopo questo piccolo excursus storico torniamo al mio viaggio. Arrivo a Sihanoukville, località di mare che rimane nel golfo della Thailandia ed è il porto principale della Cambogia. Chiamata anche Kompang Sam attira sia i residenti che gli stranieri che possono passare un week end tranquillo per riposare sotto gli alberi di cocco e le spiagge bianche nonchè appassionati d’immersioni che partono all’esplorazione dei fondali delle magnifiche isolette tropicali al largo delle costa. Il primo giorno di visita mi prendo un tuc- tuc e vado ad esplorare le varie spiagge, come città artistica non offre tanto, si possono visitare due      templi e il piccolo porto. Per la sera, se amanti di serpenti, si può andare a cenare alla The Snake House, ristorante molto carino il cui proprietario e’ un russo, dove si possono gustare piatti tipici cambogiani e russi, naturalmente senza essere mai persi di vista da questi simpatici rettili. Ah, dimenticavo, questi ultimi a loro volta sorvegliati da un coccodrillo di circa 1,5 m. A Sihanoukville ho pernottato da un amico italiano che possiede una Ghest House. Dopo avere passato 3 notti parto per la capitale Phnom Penh che rimane a 5 ore di viaggio dalla località di mare. Le strade sono ben gestite e mentre mi osservo il panorama suggestivo mi faccio scappare qualche click della macchina fotografica sulle varie abitazioni a mò di palafitta. Non ho detto che la guida e’ come in Italia, invece in Thailandia al contrario.

Phnom Penh deve il suo nome a una certa Madame Penh, secondo la leggenda scoprì 4 statue di bronzo in un tronco di albero che galeggiava sul Mekong. Per mettere il suo tesoro al riparo costruì una collina di pietre: il Phnom sul quale fu edificato uno Stupa e l’antico villaggio di pescatori divenne la residenza dei Re Khmer verso il XV secolo. Inizio la visita alla città dal Palazzo Reale che risale all’inizio del XX secolo  i suoi edifici principali sono stati commissionati da architetti Khmer e Francesi del Re Nordom e successivamente dal Re Sisowath, e’ estremamente affascinante, con i tetti ricoperti di tegole dipinte, fronte pizzi intarsiati e cortili fioriti con lunghe gallerie. Passo poi a una realtà triste ossia al museo del genocidio o S21, costruito dai francesi come edificio scolastico e trasformato in seguito nella più terribile prigione di tutta la Cambogia. Qui dall’aprile del 1975 al gennaio 1979 quasi 15 mila persone sono state rinchiuse e sottoposte alle più orribili torture prima di essere uccisi dai Khmer rossi di Pol Pot nel campo di sterminio di Choueng Ek. Lo visito, ma preferisco non parlare di questa cruda realtà. Ciò non significa però far finta di niente e chi volesse può rendersi conto di tali atrocità guardando alcune  foto nel mio sito che valgono più di mille parole. Ci sono poi varie pagode e templi da visitare, molto bella e’ la pagoda d’Argento a Wat Phom in cima ad una piccola collina alta 30 m. Da non perdere inoltre i vari mercatini, da quello centrale con più di 2 mila bancarelle, a quello russo che vanta le preferenze dei turisti in quanto meglio assortito se si vogliono acquistare i più svariati souvenirs. Molto carine sono anche le gite in battello sul fiume Sisowath. Chi cercasse invece vita notturna, qui, come poi nella maggior parte dei paesi orientali capita male. Bisogna accontentarsi dei tipici locali ”del turista”. Dopo aver  passato una settimana in un paese così emozionante lascio con il cuore la bellissima Cambogia e rientro in Thailandia con un volo verso Chain May. Una delle molte domande che i thailandesi sono soliti porre a uno straniero in visita e’: “sei già stato a Chain May?” come sottolineare che e’ una tappa obbligatoria. La città vecchia e’ un quadrato preciso delimitato da canali e resti di mura dove è possibile visitare molti templi importanti tra i quali, Wat Chian Man, costruito nel 1296  tipico esempio di architettura tradizionale del Nord con possenti colonne in Tek e  Wat Phra Singh iniziato nel 1345 dal Re Pa Yo e portato a compimento tra il 1385 e il 1400 che ospita la statua di Phra Singh. L’attrattiva turistica principale e’ il bazar notturno che rappresenta un  retaggio di carovane di mercanti provenienti dallo Yunnan, che percorrevano l’antica via commerciale fra Simao ( Cina) e Mawlampaing (Mynmar) facendo tappa in questa città. Il primo giorno di permanenza noleggio una macchina con autista ed assieme ad una coppia di Milano che ho conosciuto all’aeroporto di Bangkok (Matteo ed Elisa che qui calorosamente saluto) ci dirigiamo  a visitare  uno spettacolo di scimmie. Tra l’altro all’ingresso di consegnano con 20 Bath un cestello con dentro un po’ di arachidi e banane per far si che si avvicinino più a noi. Dopo mezz’ora che facciamo conoscenza con i vari simpaticoni, inizia il primo spettacolo della mattina ,dove questi animaletti  vanno in bici e giocano a pallacanestro, fanno le flessioni e nuotano. Non lontano da quel complesso si possono poi andare a visitare le tigri. Qui con 300 bath si può scegliere l’opzione di entrare nel loro recinto chiaramente con varie persone della security che tengono sotto controllo queste belve, esperienza unica! L’ultima tappa della giornata e’ un tempio sopra alle colline di Chian May . Per arrivarci bisogna salire circa 360 scalini ma ne vale la pena, e’ veramente carino e il panorama che si può ammirare da lassù lascia senza fiato!!!. Il giorno seguente facciamo un tour nella giungla con gli elefanti.  Mi sono molto divertito nel vedere come questi animali fanno la doccia utilizzando la proboscide, esperienza anche questa che vivamente consiglio di fare almeno una volta nella vita!

Dopo andiamo a visitare il villaggio delle” donne giraffa”,così chiamate in quanto fin da piccole utilizzano degli anelli intorno al collo che aumentano di numero man mano che crescono proprio con l’intento di allungare il collo. Viste dal vivo fanno veramente impressione, un po’ triste questa cosa ma ovviamente è loro tradizione.

Pranzo a base di verdure e poi si parte per il rafting per chiudere in bellezza la giornata!

Resto un attimo basito quando vedo la “canoa” sulla quale dovevo salire. Tante canne di bambù legate assieme senza nessuna protezione nei lati,adrenalina allo stato puro!Partiti però mi rendo conto,un po’ deluso, che quello che si stava andando a fare era un giro turistico tranquillo lungo il fiume dove di tanto in tanto si incontrava  qualche piccola “cascata”,lungi quindi dal potersi chiamare rafting!!! L’ultimo giorno mi noleggio uno scooter e mi avventuro nelle strade che circondano la citta’. Dopo quasi tre settimane trascorse in giro a visitare quanto più possibile, mi concedo, prima di ritornare in Italia, qualche giorno di puro semplice e meritato relax!Si va ora alla scoperta delle isole e per fare questo prendo un volo per Ko Samui. Appena prendo una barca e mi sistemo per 3 giorni a Ko Phangan definita isola selvaggia .L’assenza di un aeroporto e di strade asfaltate ha finora salvato questa isola dal turismo anche se e’ abbastanza visitata. Ci sono spiagge per tutti i gusti molto belle e se vi piacciono le feste aspettate la luna piena e andate a Hot Rin, che in quell’occasione ospita la più grande festa sulla spiaggia di tutto il mondo chiamata “The Full Moon Party” ma se non fa per voi potete andare a fare snorkeling e scoprire belle formazioni coralline. Mi prendo un scooter e me la giro tutta, se posso consigliare visitate Hat Yaoo,Hat Yang,Hat Sadet, ritengo siano le spiagge più belle .Dimenticavo ci sono anche delle cascate Thom Sadet nella parte orientale dell’isola,ci sono massi sui quali sono state scolpite insegne reali di Rama V  e VII in occasione delle loro visite ma sono un po’ deludenti. Il quarto giorno prendo di nuovo una barca e mi sposto a Ko Tao che significa  “Isola delle Tartarughe”, deve questo nome alla sua forma. Per ragioni di tempo non mi fermo, prendo subito un’altra barca per spostarmi in un isola il cui nome e’ “Ko Nang Yang”. Due sole parole per descrivere quest’isola a 10 minuti da Ko Tao ……UN PARADISO!!…

Monopolizzata da 3 isolette collegate tra loro da un idilliaco banco di sabbia, sopra vi e’ un unico resort dove è possibile pernottarvi solo previa prenotazione visto che i posti sono limitati. Possono comunque entrarci tutti, ma la permanenza in caso di non pernottamento è ammessa solo nella fascia oraria 10:00- 17:00. Posto incantevole dove regole ferree nel rispetto della natura incontaminata ne fanno da padrone, tra le altre ad esempio l’obbligo di non portare con sè  bottiglie di plastica. Per gli amanti delle immersioni e’ un vero parco marino. Tra l’altro prenotando direttamente sul sito del resort, è previsto uno sconto del 40% sulla camera se si fanno minimo 2 immersioni al giorno. Qui ho fatto anche la prima esperienza di immersione notturna, che dire, uno spettacolo a mare aperto. Ci siamo immersi fino ad una profondità di 20 metri e la sensazione è quella di nuotare all’interno di un acquario: barracuda,razze,pesci di mille colori e coralli di tutti i tipi. Il Diving del resort e’ gestito molto bene. Vi e’ la possibilità di iniziare un corso Open e per chi non volesse portarsi dietro tutta l’attrezzatura può tranquillamente noleggiarla all’interno dello stesso. Ma il posto è l’ideale anche per i non amanti delle immersioni in quanto permette di potersi  rilassare al sole godendosi il paradisiaco panorama, oppure fare delle passeggiate lungo il pontile che circonda l’isola.

Dopo 35 ore d’aereo, 25 di pullman, 7 di boat, 20 di scooter e all’incirca 90 di spedita camminata,tornato in Italia, come sempre restano le riflessioni personali e i ricordi che non smetterò mai di conservare all’interno nel mio cuore.

Lungo il mio cammino ho potuto scontrarmi con realtà sicuramente lontane dal nostro modo di vivere ma non smetto di chiedermi se le persone “povere” siano loro o viceversa.

Non aggiungo altro in quanto le mie foto parlano da sole!!!!!

 

  DIARIO DI VIAGGIO

TRA LE ISOLE DI PERHENTIAN

E LA MALESIA

L’idea di questo viaggio è nata da un consiglio di un’amica, che l’anno precedente aveva visitato questi luoghi. Leggendo, come mia consuetudine, le guide del Lonely Planet e della Routard, scrivo il mio programma di viaggio, in base ai miei interessi…

La partenza è fissata per il 31 luglio 2004 da Bologna, con volo diretto ad Amsterdam, per poi ripartire per Kuala Lumpur dopo 3 ore…

Il 1 agosto metto piede in terra Malesiana e, in attesa del volo successivo per raggiungere Kota Baharu, che rimane al confine della Thailandia, esco dall’aeroporto per assaporare il clima afoso.

Arrivato alla meta, dopo un lungo viaggio, mi accingo a traghettare per le fantastiche isole di Perhentian. Mi fermo su una delle isole più belle, Kecil, e, al mio arrivo, rimango a bocca aperta per la vista di questa fantastica laguna, con un’acqua così trasparente che non ha nulla da invidiare al mare dei Caraibi. Non essendo l’isola molto turistica, all’arrivo, mi tocca scendere dal traghetto direttamente nell’acqua con le valigie, perché il molo è inesistente. Gli alloggi sono abbastanza spartani, ma…dimenticavo…al mio arrivo, messo piede sull’isola, ho ricevuto un’accoglienza un po’ “particolare”: sono stato accolto da un’aquila addomesticata!!! Nel pomeriggio ne approfitto per farmi un giro sulla spiaggia e per assaporare questa bellezza incontaminata… Ceno poi a base di frutta tropicale in un ristorantino sulla spiaggia, tra l’altro, al modico prezzo di 2 dollari.

Con le prime luci del mattino, vado a fare snorkeling, ed ho così l’occasione di osservare la barriera corallina, che è veramente incantevole, e le tartarughe giganti che, nel vedermi, scappano impaurite all’impazzata!!!

L’indomani mattina, prendo una piccola imbarcazione e vado a fare un tour sulle altre isole… In genere, ma non sempre, quella più “in” è anche la più bella…comunque, questa volta è proprio così…mi riferisco alla stupenda isola di Long Beach… C’è da fare attenzione però…mentre passeggiavo sulla spiaggia, ho rischiato che mi cadesse in testa una noce di cocco piuttosto grande…c’è mancato davvero poco!!!

Lasciando queste bellezze, con un pensierino di venirci ad abitare, sono diretto a Kuala Terengganu. Per raggiungerla occorrono circa 4 ore di viaggio, che decido di effettuare in taxi al modico costo di 15 dollari…che “affare”…in Italia ci avrei lasciato di sicuro lo stipendio!!! Arrivato, visito la zona di Chinatown, il mercato centrale, la collina Bukit Puteri, il palazzo del Sultano Istana Maziah e la moschea Zainal Abidin. Purtroppo, per mancanza di tempo, non riesco a fare una visita alle cascate Sekaiu, che rimangono a 60 km da Kuala.

Nella hall dell’hotel faccio conoscenza con un argentino “giramondo”, che mi racconta tutte le sue avventure e mi parla dei luoghi in cui è stato…

Al costo di 10 ringitt (1 euro = 5 ringitt), mi sposto a Kuantan, che rimane a 350 km da Kuala… Qui, visito la moschea di Negeri Masjid e la plaza, poi faccio un giro per i vari negozi… La sera ne approfitto per mangiare un bel piatto di pesce a soli 10 ringitt…che bontà…chissà quanto avrei speso in Italia!!!

Il 9 agosto parto per il National Park Taman Negara, uno dei parchi, o per meglio dire giungla, più vecchi al mondo… Arrivo in bus fino a Jerantut, per poi prenderne un altro fino a Kuala Tembeling, che rimane a 30 km, per prendere, infine, un battello e arrivare, dopo 3 ore di boat, a Kuala Tahan, il campo base immerso nella giungla… Appena arrivato, prenoto una prima escursione notturna per un safari night su un PK. Il safari night è molto interessante e mi permette di fare molti “incontri” con animali tipici del luogo, specialmente con vari tipi di snake…per fortuna sono sul PK!!!

La seconda escursione la faccio in mattinata ad un villaggio aborigeno e ad un ponte tibetano, sospeso per il parco. Naturalmente, queste escursioni prevedono la risalita del fiume, all’andata, e il rafting, con piccole rapide, al ritorno…un’esperienza davvero fantastica e nuova, per me che non l’avevo mai provato…ma ho dovuto sigillare per bene la telecamera, per evitare danni…comunque, facendo un bilancio finale, è stata una gran bella esperienza!!!

Il 12 agosto parto per la capitale, Kuala Lumpur, ed impiego, per raggiungerla, circa 4 ore di viaggio. Dopo avere trovato una sistemazione per la notte, già fremo all’idea di andare a vedere subito le torri più alte del mondo: le Petronas Towers. Ci arrivo mentre il sole sta tramontando e le luci di contorno delle due torri si accendono…è davvero uno spettacolo indescrivibile vedere questa immensa struttura, collegata con un piccolo ponte a 186 metri di altezza… Ma il vero spettacolo è dall’alto, dove si domina tutta la grande città e il triangolo d’oro, oltre all’altra torre, alta ben 421 metri…

La mattinata successiva faccio un’escursione alle Batu Caves, che rimangono a 30 km dal centro: si tratta di grotte, che, ad essere sincero, non ho trovato molto interessanti. La cosa positiva è che, nei dintorni di queste grotte, ci sono templi e pagode molto belli… Nel pomeriggio visito Tehean Tloo Temple, la stazione di Kuala Lumpur, il Lake Garden, il Bird Park e il mercato di Pedaling…

Dovendo dare un parere personale, la gente è davvero tranquillissima e il loro tenore di vita è discreto, naturalmente non paragonabile al nostro…

Il 15 agosto eccomi a Melaka, ex colonia portoghese e città patrimonio dell’UNESCO. A prima vista è molto interessante, specialmente il luogo che scelgo per pernottare: si tratta di una casa del 1700, tenuta divinamente bene, con all’interno una piccola piscina. Tutto il complesso è in stile portoghese e la camera che prenoto è abbastanza economica: 4 dollari a notte. Da visitare c’è parecchio: St. Paul’s Church, St. Peter Church, Stadthujs, Cheng Hoon Teng Temple, Poh San Teng Temple e il mercato Muziun Budaja…

Tutto vale veramente la pena di essere visitato, finora Melaka è, a mio parere, la città più bella della Malesia e il mio consiglio è di dedicare alla visita di questa stupenda città almeno 2 giorni del vostro viaggio…

Sconsiglio, invece, di visitare l’isola di Besar, perché a mio parere non ne vale veramente la pena, l’unica cosa bella è il campo da golf che è davvero immenso…

Melaka assomiglia un po’ a Macao (che, per chi non lo sapesse, è una città che si trova in Cina, a circa 50 km da Hong Kong): lo stile è lo stesso e, tra l’altro, anch’essa è stata colonia portoghese fino al 1997.

L’ultima meta di questo mio viaggio è Singapore, e per raggiungerla impiego circa 4 ore di viaggio. Singapore, confrontandola con Melaka, è tutta un’altra città, che definirei in “stile Londra”: molto pulita e piena di divieti molto rigorosi…

Ad esempio, è obbligatorio, per i pedoni, attraversare la strada sulle strisce pedonali e chi non rispetta questo obbligo rischia fino a 200 dollari di multa; rischia una multa altrettanto salata anche chi non dovesse rispettare il divieto di buttare il chewingum a terra, in questo caso la multa ammonta a 150 dollari…

I divieti sono tanti e, come dicevo prima, anche molto rigorosi, perciò bisogna stare molto attenti…ma, in fondo, è giusto così…

Dimenticavo…2 dollari di Singapore valgono un euro…

Molto bella e particolare è la zona centrale di Chinatown, Little India. Il giorno stesso in cui arrivo, in serata, ci sono i fuochi artificiali sulla baia, ed è uno spettacolo impressionante vedere questi fuochi che si rispecchiano nei grattacieli e nel mare…

L’indomani mattina prendo la cable car e visito Sentosa Island, molto bella e suggestiva, che è il luogo adatto per una giornata di riposo e per sistemare le foto…

Purtroppo questo viaggio termina qui e mi lascia tanti bei ricordi: non dimenticherò mai tutte le esperienze che ho fatto, così come tutte le conoscenze che ho appreso sulle persone e sulle religioni…per non parlare poi degli stupendi paesaggi che rimarranno sempre nella mia memoria…

Spero, il prossimo anno, di raccontarvi un’altra bella avventura…chissà quale sarà la meta tra India, Cambogia, Vietnam e Laos…    

  VIAGGIO IN CINA

  Ecco qua il mio primo viaggio fuori dall’Europa, a parte la missione umanitaria fatta in Somalia nel 1992…

La partenza avviene il 28 luglio da Bologna, con scalo a Roma, per prendere il volo Air China CA 940, velivolo Boeing 747, con arrivo a Pechino il 29 luglio…

Un viaggio così lungo non l’avevo mai fatto, però non ho avuto nessun problema, anzi…lo rifarei subito!!!

Vi chiederete: “Perché la Cina???”. Semplice: perché mi ha sempre attratto e poi, al momento, preferisco visitare prima l’Oriente…

All’arrivo nella grande capitale, Pechino, che conta 10.000.000 di abitanti e 8.000.000 di biciclette, il clima è pessimo, con il 95% di umidità e una cappa inspiegabile di smog…

La prima visita è destinata al Tempio del Cielo, unico al mondo per struttura e significato, e oggi un parco dove, all’ombra di pini e cipressi secolari, giovani e anziani convergono di primo mattino per praticare la ginnastica tradizionale, il “Taijiquan”, o per fare il consueto pic-nic… Il complesso fu costruito contemporaneamente alla Città imperiale (1406-1420) e doveva essere il luogo di contatto rituale tra il cielo e la terra (il cielo era considerato tondo dagli antichi Cinesi e la terra quadrata: al cielo, al sole e all’Imperatore erano riservati i numeri dispari).

Un itinerario consigliato mi indica di vedere, con precedenza, l’Altare Circolare, la volta Celeste Imperiale e il Tempio della preghiera…direi che ne vale veramente la pena…

Poi, visito il Tempio dei Lama, letteralmente il Palazzo dell’Eterna Armonia: uno dei templi più ampi e meglio conservati della capitale. Originariamente era il palazzo di Yangzheng, quarto figlio dell’Imperatore Kangxi (1662-1723). Al tempio è annesso un Monastero, che ospita 300 Monaci Lamaisti (seguaci del Dalai Lama) e 200 studenti, fra Cinesi e Tartari, impegnati nello studio del dharma, della matematica, della retorica e della medicina. Uscendo verso nord c’è la Sala dell’Eterna Protezione, con il Buddha della Longevità e, alla sua sinistra, il Buddha della Medicina…

Il 31 luglio, di prima mattina, vado a visitare la piazza più ampia del mondo, che si estende 800 metri in lunghezza e 500 in larghezza, il cui nome è “Tienanmen”: essa ospita il ritratto di Mao Tse Tung ed è molto pubblicizzata dai telegiornali.

Entro, poi, nella monumentale, gigantesca, elegantissima, splendida Città Proibita. Tutto questo complesso si estende su una superficie di 5 kmq e risale principalmente al XIV secolo. Il palazzo è circondato da un fossato largo 50 metri, ancora pieno d’acqua, dove oggi si va in barca, e da una cinta muraria alta 13 metri… Per visitare la Città Proibita occorrono almeno 2 ore, ma ne vale la pena, anche se è stata in parte ricostruita…

Uno dei vicoli più caratteristici di Pechino è Dazhalan: in esso si possono ammirare case del XVII secolo, alcune delle quali decorate con stucchi multicolori.

Mi sposto a 20 km a nord di Pechino per visitare il Palazzo d’Estate. Passo, poi, alla necropoli dei Ming, oppure “Shisanling”, che significa letteralmente “le 13 tombe”, che si trovano sulle colline Tiansaeshan…

Non ho detto una cosa molto importante: a Pechino i ristoranti chiudono molto presto, solitamente intorno alle 20,00…

L’indomani mattina mi dirigo a 64 km dalla grande città, per vedere la Grande Muraliga a Badaling, che i Cinesi chiamano “Wang Li Chang Cheng”. Si tratta dell’unica opera fatta dall’uomo e visibile ad occhio nudo dalla luna; essa, infatti, è lunga ben 6.350 km, in linea d’aria, dal suo punto più occidentale (passo Jiayuguan nella provincia Gansu). La Grande Muraglia fu sì un’opera di difesa dai Mongoli, ma anche una strada fortificata, che permetteva rapidi spostamenti di merci, per il commercio, e di forze di difesa. Per descrivere questa opera non bastano parole né commenti…tutto fa parlare di sé osservandola… Nell’ingresso principale ci sono parecchi negozietti molto caratteristici, che vendono le miniature della Muraglia e tanti altri piccoli souvenir a prezzi veramente modici… Per non parlare delle cucine improvvisate, dove con 2 dollari puoi pranzare!!!

Ci sono poi delle pescherie un po’ “particolari”, che mi lasciano molto perplesso… Vi chiederete il perché… Semplice: al loro interno, da una parte vendono il pesce e dall’altra…ti puoi scegliere il tuo bel serpentello, naturalmente vivo, pronto per essere messo in pentola!!!

Il 2 agosto parto, con un volo dell’Air China, per Xian. Questa città è la capitale della provincia dello Shaanxi e si trova, a 466 metri di altitudine, nella pianura di Guanzhang, a sud del fiume Wei, ed ha 6,5 milioni di abitanti.

La prima visita la faccio alle Mura Ming, che in gran parte sono state restaurate e riportate agli antichi splendori. Esse hanno un perimetro di 12 km, sono alte 12 metri e larghe dai 12 ai 14 metri in alto e tra i 15 e i 18 metri alla base… A mio parere vale la pena di vederle, non è così invece per la città interna…

Molto particolare è la Foresta di Stele, annessa al Tempio di Confucio. Queste steli riportano testi clanici buddhisti su pietra di Kaicheng, oltre a testi storici, trattati d’arte e di filosofia, critiche ad artisti e pittori ed intere antologie…

Spostandomi verso sud dalle Mura Ming, visito la Grande Pagoda dell’Oca selvatica e il Tempio della buona volontà, che risalgono al 647 d.C., poi restaurati nel 1580…ma, sinceramente, penso che recentemente sia stato fatto qualche ritocco, perché è tutto troppo perfetto…

Nel marzo del 1974 (l’anno in cui sono nato io!!!), il contadino Yang Zhifa, tentando di scavare un pozzo per attingervi acqua da utilizzare per l’irrigazione dei campi, trovò la testa in terracotta di un guerriero, a 5 metri di profondità, un chilometro e mezzo a est dal tumulo imperiale di Qin Shihuangdi… Così, 2 anni dopo, nel 1976, gli archeologi iniziarono gli scavi di pozzi di ispezione e venne alla luce la scoperta archeologica del XX secolo: l’Esercito di terracotta.

Il complesso è stato protetto con un immenso hangar e non è consentito scattare fotografie. Nel 1987 l’UNESCO ha incluso il complesso nell’elenco del patrimonio culturale umano.

Ci sono tre fosse, contenenti ognuna una parte dell’Esercito di terracotta, ad altezza reale d’uomo… La prima fossa è profonda 5 metri, lunga 230 X 62 metri di larghezza, per una superficie complessiva di 14.260 mq. Essa contiene 6.000 guerrieri alti tra 1,75 e 1,97 metri, che sicuramente facevano parte della guardia imperiale, vista la statura decisamente superiore alla media dei Cinesi… Tre file di 70 balestrieri e arcieri ciascuna aprono la falange sul lato orientale e, dietro a loro, disposti su 36 file di 150 guerrieri ciascuna, ci sono le varie squadre, ognuna delle quali è disposta su 4 file ed è assistita da un carro montato da una auriga e da un arciere e trainato da quattro cavalli (lunghi 2 metri e alti 1,5 metri al garretto).

La seconda fossa è a forma di “L” ed è la più interessante. Essa è stata aperta al pubblico nel novembre 1994, è ampia 6.000 mq e contiene un esercito composto da 3 battaglioni: uno di fanteria, uno di cavalleria e i guerriglieri in corazza, per un totale di 900 guerrieri… La cosa interessante è che ogni guerriero è diverso dall’altro: le acconciature sembrano essere state fatte in fretta e varie sono le uniformi e le fatture delle corazze, a sottolineare che la guardia imperiale era composta da combattenti dei vari eserciti provenienti da tutta la Cina.

All’uscita della terza ed ultima fossa passo per il classico negozietto che vende i souvenir e, per ricordo, acquisto due statue in terracotta che rappresentano due guerrieri, naturalmente di dimensioni ridotte, anche se si possono trovare anche in altezza originale… In vendita in questo negozietto è possibile trovare anche il libro che narra la scoperta dell’Esercito di terracotta e, a pubblicizzarlo, c’è proprio il vecchiettino che ha scoperto questa fantastica tomba…

Il 4 agosto arrivo, con un volo, nella cosmopolita Shanghai, la città più popolosa della Cina (la terza del mondo) con 14.000.000 di abitanti. Il clima è sempre molto afoso, l’umidità si aggira infatti intorno al 95%…praticamente si è sempre sudati!!! Confrontandola con altre città, questa metropoli è molto più avanzata tecnologicamente e vi è un migliore tenore di vita…

La prima visita la faccio alla Città Vecchia, la zona più caratteristica della città. Vi si trovano l’ex Tempio degli Dei Cittadini, dove gli spaghetti si stirano a mano e i ravioli vengono cotti al vapore…; il Padiglione del Tè, con la sua antica struttura lignea a due piani coperta da splendidi tetti dagli angoli ricurvi, che sorge su una piattaforma, che si erige su un laghetto, ed è collegata alle strade con due ponti a 9 angoli…; il Tempio di Confucio, che risale al 1219, e che è davvero molto bello e consiglio di “farci un salto”…; e, per finire, il Tempio del Buddha di Giada…

Intendendo visitare un solo Museo in Cina, il mio consiglio è di visitare quello di Shanghai…uno dei musei più belli e moderni del mondo…così dicono le guide… La sezione più importante è quella dei bronzi antichi, che copre un arco di storia di 3.700 anni, e dove è possibile ammirare esemplari di ding di notevoli dimensioni, urne, contenitori per vino, acqua e cibi e tanto altro ancora…

L’indomani mattina prendo il treno, diretto alla capitale della seta Hangzhou. Questa è una città che offre parecchi mercati, 10 per la precisione, molto forniti di carne e cacciagione, pesce di mare, grandi varietà di frutta e verdura… Naturalmente non ho la possibilità di visitarli tutti…

Nel pomeriggio “faccio un salto” a visitare una piantagione di thè, dove mi mostrano anche come fanno a preparare questa bevanda ambrata famosa in tutto il mondo…

Di bello da visitare c’è il Lago Xihu, formato dall’interramento di una baia originata dal fiume Qiangtang, la cui profondità media è di 1,8 metri e la cui estensione è di 560 ettari. Nel lago ci sono quattro isole…un “saltino” conviene farlo…

Il 9 agosto parto, sempre in treno, per Nanchino per una “visita lampo”, con lo scopo di ammirare lo stupendo Mausoleo, il ponte a due piani, la Città Vecchia, la Collina della Porpora e la Via Sacra…

La mattina seguente volo su Guilin, uno dei maggiori centri turistici della Cina, che rimane vicino al confine col Vietnam… A Guilin non si viene per i musei, ma per un grandioso spettacolo naturale… La sua pianura è stata, in epoca preistorica, un mare e il fondo calcareo di questo, sottoposto a notevoli pressioni della crosta continentale, si è plasmato in una immensa scultura carsica, successivamente erosa da piogge e venti, formando grotte e corsi d’acqua sotterranei… Uno spettacolo meraviglioso che ammiro con una crociera di 6 ore, visitando la Collina della Proboscide dell’Elefante, la Collina di Fubo e la Grotta del Flauto di Camme…ed ho, inoltre, la possibilità di osservare la pesca del cormorano…

L’ultimo volo interno che faccio in Cina è lo spostamento da Guilin alla fantastica isola di Hong Kong, che significa “Porto profumato”… Con un tram della fine del secolo si può percorrere il fronte del porto e con la funicolare (Peak Tran) è possibile raggiungere la cima del Picco Vittoria (650 metri). Da quassù, se non ci sono nuvole, si domina tutta l’isola: il porto, Kowloon, la baia di Aberdeen e tutta la bellezza e la multimedialità che c’è… La cosa spettacolare è che Hong Kong è collegata con Kowloon da 5 tunnel sotterranei…

L’ultima escursione la faccio a Macau, in circa 45 minuti, con un idrovolante… Essa è un’ex colonia portoghese ed è molto bella e particolare da visitare…

Come primo viaggio è stato molto movimentato, ma d’altronde, avendo poco tempo a disposizione e molte cose da vedere, bisogna correre!!!

Ecco qua, in poche righe vi ho sintetizzato il mio diario di viaggio della Cina, che è giunto al termine il 29 agosto…       


 

Mi trovate su Facebook come: Davide Il Fotografo


UN SOGNO NEL CASSETTO:
AUSTRALIA

Ebbene sì, dopo varie meditazioni decido…ad agosto parto…
L’Australia si trova nell’emisfero meridionale ed ha una superficie complessiva di 7.772.535 km2, quasi 30 volte più grande dell’Italia. Abitata dagli aborigeni da più di 60.000 anni, è il più vecchio continente del mondo ed ora ha una popolazione di 20.000.000 di abitanti.
Dopo 14 ore di volo, arrivo ad Hong Kong e mi fermo, per uno scalo tecnico, per circa 12 ore. Ne approfitto, quindi, per visitare la bellissima isola, che ancora oggi è la città più bella che io abbia mai visto… Mi aspettano poi altre 11 ore di volo per raggiungere la mia meta…
…WELCOME TO AUSTRALIA…
Eccomi, dopo un volo massacrante, arrivo a Sidney e…non credo ai miei occhi…
Metto piede in terra Australiana alle 12,00 ora locale, che in Italia sarebbero le 3,00 di mattina…
Arrivato all’aeroporto mi controllano le valigie e ne approfitto per cambiare la moneta in dollaro australiano, che vale 0,80 €…
Prendo la metro e mi dirigo nel centro di Sidney, dove ho prenotato la prima notte in albergo, in Pitt Street.
A proposito delle stagioni, in Australia sono l’esatto opposto di quelle dell’emisfero settentrionale. Nella parte meridionale del Paese, la primavera arriva a settembre, l’estate va da dicembre a gennaio, l’autunno da marzo a maggio, mentre l’inverno comincia a giugno. Di positivo c’è che il tempo, per la maggior parte dell’anno, è bello e secco. Parlando chiaro, ora qui è pieno inverno, però di giorno sto in maniche corte, anche se la massima è sui 18° C…
Dopo essermi sistemato, inizio subito la mia visita e ne approfitto per andare sopra alla Sidney Tower, che è il punto panoramico più alto di tutto l’emisfero australe (ex AMP Tower). Da quassù si gode di una straordinaria vista a 360° sui principali punti chiave di Sidney…davvero uno spettacolo, che consiglio come prima visita… All’ultimo piano è possibile intraprendere un viaggio multimediale dell’Australia, attraverso una serie di porti virtuali… Al penultimo piano, invece, c’è un ristornate che offre 7 tipi di carne un po’ “particolari”…dal coccodrillo al canguro, per poi passare allo struzzo australiano…
Mi sembra ancora di sognare…
Mi dirigo, poi, nel simbolo di Sidney: l’Opera House… Non esiste altro edificio al mondo di uguale bellezza, diventato celebre prima ancora di essere finito… In realtà, si tratta di un insieme di teatri e sale, coperti dalla famosa serie di “conchiglie”…
Per non parlare dell’Harbour Bridge, che rimane a due passi di distanza, proprio di fronte all’Opera House… Capolavoro d’ingegneria e notevole impresa economica, che tra l’altro si può visitare sopra la cima, godendo di uno spettacolo unico al mondo della baia di Sidney…
Il 2 agosto sono in visita al Taronga Zoo di Sidney, che rimane dalla parte opposta del centro… Esperienza unica è la prima volta che ho l’onore di vedere da vicino e di accarezzare i canguri e i koala…troppo dolci…specialmente vedere la femmina con il piccolo dentro al marsupio… Ovviamente, ne approfitto per scattare un sacco di foto…
Poi, passo all’acquario di Sidney, che ospita la più vasta collezione del Paese di specie acquatiche. In una serie di habitat marini, vivono più di 11.000 esemplari di circa 650 razze. Per i moltissimi visitatori, l’attrattiva maggiore è il percorso chiamato “Sul letto dell’oceano”: un tunnel sottomarino trasparente, di 150 metri, che attraversa due vasche oceaniche…davvero emozionante… Il percorso consente di vedere da vicino squali, pastinache e branchi di altri tipi di pesci. Foche e buoi marini si possono osservare, dall’alto e dal basso, in speciali riserve marine… Molto bella è la mostra della grande Barriera Corallina del Queensland, che rimane la più grande e più bella del mondo…
Parlando di spiagge, faccio un salto a Bondi Beach, la spiaggia più nota di Sidney, a forma di mezzaluna, con sabbia dorata… Essa è il punto di ritrovo per gli appassionati di sole e di surf, che da tutto il mondo giungono alla ricerca della “grande onda”. Visito, poi, la stupenda costa di Manly, bagnata dall’oceano…veramente impressionante…
Nel tardo pomeriggio, visito il parco olimpico di Sidney, situato vicino alla baia di Homebush, che ha ospitato i 27° Giochi Olimpici e quelli Paraolimpici…
La guida, in Australia, è alla destra e il senso di marcia è l’opposto del nostro…
Nel centro di Sidney, c’è una monorail fantastica, che consiglio di prendere…
Molto bella e particolare da visitare è la zona di Chinatown e il Rocks Market coperto, che si trova vicino al porto.
Mi organizzo, prenotando un tour, per andare a visitare il Parco Nazionale delle Blue Mountains… Questo parco si è sviluppato nell’arco di 250 milioni di anni, con la deposizione e l’accumulo delle rocce sedimentarie e la loro successiva erosione, che ha formato dirupi e spettacolari insenature come i Canyon. Dopo 4 ore di viaggio in treno, arrivo al campo base “Katoomba”, per poi prendere il pullman che mi porta subito nella zona panoramica… Ed ecco davanti a me le Three Sisters, alte 1.100 metri: una formazione rocciosa dovuta all’erosione. Secondo la leggenda aborigena, la roccia ricorda le tre sorelle imprigionate dal loro padre, per proteggerle da un “bunyip” (cioè da un mostro). Personalmente, consiglio a tutti di “farci un salto”, ne vale veramente la pena…specialmente pranzare sopra al punto panoramico è uno spettacolo unico!!!
Nel pomeriggio andiamo a visitare le cascate Wentworth…una cosa unica al mondo…non ho davvero mai visto nulla del genere…
In serata, riparto per Sidney per prepararmi, per la mattina successiva, per un’esperienza che scriverò nelle prossime righe…
Il 10 agosto sono in volo da Sidney diretto ad Alice Springs, esattamente il cuore dell’Australia, nella regione chiamata “Red Centre”… Essa è essenzialmente costituita da vaste aree desertiche ed il termine “red”, che ne costituisce parte del nome, è dovuto al fatto che essa è caratterizzata e contraddistinta dal colore rosso (in inglese, appunto, “red”): rossa è la sabbia, così come il suolo, le rocce e pure le montagne che si stagliano nel cielo limpido e blu… Il Red Centre vanta uno dei paesaggi naturali più belli del mondo, gran parte del quale risale a più di 800 milioni di anni fa…
Impiego 3 ore di volo…tra l’altro molto movimentato, con parecchie turbolenze e vuoti d’aria…però quello che importa è arrivare sani e salvi alla meta!!!
Mi fermo la notte ad Alice Springs, cittadina molto tranquilla e campo base per le partenze per il deserto… Molto carina è la veduta che si ha da sopra la sommità di Anzac Hill…si può dominare tutto il paesaggio…tra l’altro è la prima volta che ho l’opportunità di vedere gli enormi tir con tre rimorchi…
L’indomani mattina si parte per il mega safari, di una settimana, nel Red Centre. Siamo 18 ragazzi: io sono l’unico italiano, mentre gli altri sono australiani, americani, giapponesi, londinesi e canadesi… Il mezzo di trasporto che ci accompagna in questa avventura è un pulmino, con tanto di carrellino per contenere le valigie…oltre, ovviamente, alle due guide…
Dopo aver percorso ben 500 km nel bel mezzo del deserto, siamo arrivati alla prima meravigliosa Rainbow Valley: è uno spettacolo indescrivibile vedere queste montagne “sbucare” dal deserto, con le loro forme particolari…per apprezzare tutto ciò, però, bisogna vedere con i propri occhi…le parole non bastano per commentare e non rendono certo l’idea…
Siamo entrati nel Parco Nazionale di Uluru-Kata-Tjuta e…si intravede “lui”!!! Il più riconoscibile simbolo dell’Australia è il gigantesco monolito Uluru (Ayers Rock), il più grande al mondo, lungo 3,6 km e largo 2,4 km; si eleva per 348 metri sopra la pianura, ed è costituito da un unico blocco di arenaria, esteso per 5 km sotto la superficie del deserto… E’ impressionante…durante il giorno le rocce cambiano colore, passando dall’arancio al rosso e al porpora…
Per ammirarlo dall’alto, faccio un giro in elicottero molto breve e anche molto costoso…però ne vale veramente la pena…tutt’ora, dopo giorni che sono rientrato in Italia, l’ho ancora davanti ai miei occhi…
La temperatura è ottimale, soprattutto pensando che è pieno inverno…si aggira sui 20° C e la minima sui 12° C…pensate che in estate la massima si aggira sui 47° C…
La nottata la passiamo in campeggio, perché nel deserto non ci sono altre sistemazioni…a parte il Resort da 500 dollari australiani a notte…ma non mi sembra il caso!!!
Un’altra bellezza sono le Kata Tjuta (le Olgas), il cui nome significa “molte teste”. Si tratta, infatti, di una serie di massicce cupole rotonde, a 42 km a ovest da Uluru. La roccia più alta è il monte Olga, che raggiunge i 546 metri di altezza, 200 metri in più rispetto all’Ayers Rock…
Nel corso del trekking, incontro diversi animali tipici di questi luoghi: lo spinifex marrone e la lucertola moloc… Per mia fortuna, al momento, non ho ancora incontrato dei serpenti…la zona è piena, ma bisogna considerare che è inverno e sono in letargo…
La mattina successiva, arriviamo alla spettacolare gola in arenaria del Kings Canyon, che si trova all’interno del Parco Nazionale di Watanka. Essa ha pareti alte più di 100 metri, formatesi in seguito a milioni di anni di erosione… Il Kings costituisce, inoltre, l’habitat di oltre 100 specie di volatili e di 60 specie di rettili…
Camminiamo per circa 4 ore e visitiamo tutto questo splendore, con degli strapiombi che fanno arrivare il cuore in gola…che spettacolo indimenticabile, non credevo che esistessero paesaggi con colori così impressionanti!!!
Peccato che tutto termina…ma questo ricordo rimarrà sempre dentro di me…e un giorno ci ritornerò…ne sono certo…
Il 16 agosto sono a Sidney e ne approfitto per riposarmi un po’ su una splendida spiaggia…e per organizzarmi per i prossimi giorni…
Ho deciso: in mattinata si parte per Canberra, però faccio una visita lampo perché, anche se è la capitale dell’Australia, non merita…
Arrivato a Melbourne, alloggio in angolo tra Elizabeth Street e Latrobe Street, praticamente in centro… Un consiglio: se volete visitare Melbourne, non dovete perdervi i magnifici giardini pubblici, tra cui gli splendidi Royal Botanic Gardens e Few Korer Park, per non parlare dell’incantevole Albert Park con il suo lago, attorno al quale si svolge il Gran Premio di Formula 1… Vicino c’è anche lo Shrine of Remembrance, un ricordo ai caduti, molto bello… Se volete una veduta dall’alto di Melbourne, ci sono le Rialto Towers, che sono i grattacieli più alti dell’emisfero sud, con 60 piani sopra il livello stradale e 8 sotto e un’altezza di 263 metri… Melbourne è davvero una gran bella città…
Il 19 agosto parto per la Great Ocean Road: una delle più belle strade panoramiche del mondo, a 200 km da Melbourne… Tra Port Campbell e Port Fairy, si incontra un panorama di aspri picchi e il mare agitato… Dalla vista panoramica più bella, si possono ammirare i Twelve Apostles, enormi monoliti erosi che si trovano nel Parco Nazionale di Port Campbell e che sono davvero uno spettacolo incredibile… Per non parlare poi della costa…la consiglio davvero a tutti, e poi, per chi è interessato, c’è la possibilità di prendere una barca e andare ad ammirare le balene…
Ballarat: nel 1851 il grido “Oro!!!” sconvolse la tranquillità di questa quieta regione di posteri… Qua, in pochi mesi, giunsero gruppi di persone da tutto il mondo per cercare l’oro e diventare così ricchi… Ballarat rimane a 150 km da Melbourne e vale la pena di “farci un salto”, per riscoprire queste miniere d’oro trasformate in museo, oltre alle città “viventi” come nel 1800…
Ormai i giorni rimasti sono pochi e ne approfitto, l’ultimo giorno, per andare a visitare Philip Island: è l’isola dei pinguini, dove alle 18,00 è possibile ammirare questi graziosi animaletti risalire la costa…
E’ davvero un peccato lasciare questo paradiso, però devo…
Prima di partire, l’Australia per me è sempre stata un sogno…poi ho avuto la fortuna di fare questo viaggio e di visitarla, ed è talmente bella che ho provato emozioni indescrivibili…quando ripenso a quei momenti mi sembra ancora di sognare…


Avventura in India e Nepal

L´India ha una popolazione di un miliardo di persone ed è un Paese di accesi contrasti, dove la storia e la tradizione convivono con un presente dinamico.
E´ seconda solo agli Stati Uniti nelle tecnologie dell´informazione, eppure le famiglie rispettano le tradizioni, gustando insieme elaborate ricette preparate in casa, anziché ingollare qualcosa in un fast-food.
Il territorio del subcontinente, estremamente diversificato, fatto di fiumi, campi, foreste, montagne e deserti, ha la forma di un immenso diamante.
La moneta locale è la rupia, il cui cambio è 1 € = 58 rupie.
Eccoci inoltrati nella grande capitale dell´India: Delhi. Essa è il principale punto di accesso del Paese, di partenza per visitare il cosiddetto "Triangolo d´oro", che conserva alcuni tra i maggiori tesori dell´arte indiana. La storia di Delhi, l´attuale capitale della più grande democrazia al mondo, risale ad oltre 3000 anni fa. Per ben sette volte Delhi combatte per la propria sopravvivenza ed ogni dinastia regnante lasciò dietro di sé un´unica eredità culturale ed architettonica, espressa in templi e mercati, palazzi e fortezze, monumenti funebri e torri.
Lasciamo l´aeroporto e subito notiamo una grande differenza tra il nostro modo di vivere e la realtà di Nuova Delhi.
Qui la temperatura oscilla tra i 24 e i 32 gradi con un tasso di umidità molto elevato, pari al 95 % circa.
Strada facendo per recarci al nostro albergo, a notte inoltrata, mi colpiscono parecchie persone, sia giovani che anziani, per il loro modo di passare la notte dormendo sul marciapiede e rimango quasi scioccato di fronte a un degrado ambientale che non avrei mai immaginato…
A giorno inoltrato, prendiamo accordi con l´agenzia che ci fornirà la macchina con l´autista per il tour del Rajastan, che effettueremo tra due giorni.
All´interno della capitale, la prima visita è dedicata al Minareto (Qutb Minar), che dista dal centro 15 km circa. Eretto nel 1199 d.C., questo monumento è davvero molto affascinante: raggiunge un´altezza di 72 metri ed ha un diametro di 14 cm alla base e di 2,50 metri alla sommità.
Qui a Delhi il traffico è molto caotico e il rumore dei clacson è assordante e incomprensibile, soprattutto per chi non ha mai messo piede in India!
Cogliamo così l´occasione per prendere il primo risciò ad un prezzo irrisorio, che otteniamo dopo varie contrattazioni. Con questo mezzo di trasporto molto utilizzato qui in India, raggiungiamo il Baha´i House of Worship, chiamato più semplicemente Lotus Temple, al cui ingresso ci consegnano una sacca dove riporre le scarpe (come poi anche in tutti gli altri templi che visiteremo). La forma di questo tempio è molto particolare poiché è simile ad un fiore di loto con i suoi 27 petali. Questo tempio è un esempio eclatante di arte moderna e per alcuni versi mi ricorda l´Opera House di Sidney. Esso comprende inoltre numerosi giardini, davvero molto curati.
Usciti dal tempio ne approfittiamo per assaporare il primo pranzo in un classico punto di ristoro per gli indiani, che non è molto pulito ma, qui in India, è la normalità… bisogna solo farci l´abitudine! La cucina è molto speziata e piccante, così arrangiamo il pranzo con dello gnocco fritto e un contorno di fagioli.
Per terminare la giornata decidiamo di visitare lo Zoological Garden, vicinissimo alla Humayun´s Tanb, che sinceramente non mi è piaciuto molto e, a mio parere, non merita.
Volevo accennare al contrasto tra Old e New Delhi, che è molto scioccante, e alla separazione tra le due parti della città, che è davvero netta. Old Delhi rispecchia la vera India tradizionale: bagno di folla e vicoli stretti e caotici dai quali, a mio parere, conviene allontanarsi in fretta, specialmente per gli odori nauseabondi e le persone poco affidabili che vi circolano.
Costruita dall´imperatore Moghul Shah Jahan, con il nome di Shahjahanabad, Old Delhi è il museo vivente della cultura indiana e rigurgita di milioni di persone. Un´importante attrazione, in questa parte della città, è il Forte Rosso, costruito nel 1640 da Shah Jahan, di fronte al quale si trova il Birds Charitable Hospital e Jain Digambara Temple, che ospita l´ospedale degli uccelli.
Usciti dal Forte, ci rechiamo a fare acquisti nell´immenso bazar Chandmì Chowk, pieno di negozi di ogni tipo e ricco di atmosfera. Io ne approfitto per comperare alcune banane al modico prezzo di 20 rupie.
Sulla strada che ci porta all´immensa Moschea Jama Masjid incontriamo parecchi incantatori di serpenti che, alla vista dei turisti, sollecitano i loro cobra con uno o due manrovesci sulla testa per far sì che salgano ondeggiando!
Jama Masjid, eretta nel 1650 d.C. sulla prominenza rocciosa chiamata Juajapahar, non lontano dal Forte Rosso, è la moschea più grande dell´India ed è anche molto bella. Interessante da visitare è il sotterraneo che collega la Jama Masjid e il Forte Rosso. Esso era il tragitto attraverso il quale, un tempo, le donne di corte, avvolte nel purdah, raggiungevano la moschea.
Ci rechiamo poi a visitare il Raj Ghat, di fronte al Gandhi National Museum in riva al fiume Yamuna, che è il luogo della cremazione del Mahatma, avvenuta il 31 gennaio 1948. Esso è un monumento commemorativo formato da una lastra di marmo nero e ornato da fiori dai colori stupendi.
Per chi non lo sapesse, Mohandas Karamchand Gandhi (1869 – 1948), uno degli uomini che hanno mutato il corso della storia del XX secolo, nacque a Parband nel Gujarat occidentale, dove suo padre era diwan del principato. Dopo un praticantato legale a Londra, lavorò in Sud Africa; per la sua resistenza passiva contro i pregiudizi razziali del governo, il poeta Rabindranath Tegore gli diede l´appellativo di Mahatma (Grande Anima). Tornato in India nel 1915, Gandhi si unì a chi lottava per la libertà e fondò il Sabarmati Asham ad Ahmedabad. Il suo obiettivo era raggiungere l´indipendenza e l´unità del Paese, con la forza della verità e della nonviolenza.
Con questa ultima escursione chiudiamo la visita di New Delhi che, secondo me, è fin troppo caotica, perciò non merita molti giorni di visita… l´ideale è dedicarne un paio.
Alle 6,00 del giorno seguente partiamo con il nostro autista con un fuoristrada della Tata, marca nazionale di automobili, verso il Rajasthan.
Tra tutti gli Stati indiani, il Rajasthan è quello che meglio rappresenta l´immagine classica e fantastica che noi Occidentali abbiamo dell´India: si possono vedere uomini baffuti con colorati turbanti, vestiti con larghe casacche, con le gambe fasciate dai leggendari jodhpurí; dame avvolte in colorati tessuti artigianali ricavati da fili di seta; piccoli villaggi di case dipinte nel deserto; grandi e lussuose regge di principi e maharajah, costruite con marmi bianchi, al centro di incantati laghi artificiali.
Prima tappa è Bikamer, che dista 463 km e per raggiungere la quale impieghiamo 11 ore di viaggio, a causa delle pessime condizioni delle strade e alla ridotta velocità media. Lungo il tragitto incontriamo veramente di tutto: mucche al pascolo, pecore, maiali, dromedari, persone che trasportano a piedi l´acqua e che rallentano la marcia… questa è la vera India!
Bikamer nacque alla fine del XV secolo per iniziativa del figlio di un maragià di Jodhpur. La città è molto piccola ma carina.
La prima visita la dedichiamo al Junagarth Fort, fortezza costruita nel XVI secolo da un maragià sottomesso dall´imperatore Akbar. Essa racchiude diversi palazzi e templi, nonché un dedalo di corridoi, scale e cortili interni. Direi che vale la pena di dedicare almeno un paio d´ore per visitare tutto il complesso.
Una visita lampo è d´obbligo al Lalgarth Palace Hotel e Shrree Sadul Museum, meraviglioso palazzo in arenaria rossa eretto all´inizio del XX secolo in stile rajput da Ganga Singh, con un fresco giardino sul lato destro. Qui il maragià vi risiedeva in permanenza, mentre oggi un´ala è stata trasformata in albergo e l´altra in museo.
L´ultima visita la facciamo alla città vecchia per ammirare due belle haveli, la Ranpuria e la Daga, ex dimore di ricchi commercianti.
Consiglio inoltre di seguire i bastioni sul lato del Bara Bazar. Passeggiando, vi imbatterete in una graziosa moschea bianca e verde e, successivamente, nel tempio Laksmirath, costruito intermente in marmo bianco.
Lasciamo questa graziosa città per raggiungere Jaisalmer, che dista 300 km circa.
Prima però optiamo per l´escursione nel deserto del Thar, che dista 60 km dalla città e soli 35 km dal confine con il Pakistan. Ascoltando vari consigli ci rechiamo nelle Sam Dunes e Khuri, per partire alla scoperta delle dune a dorso di cammello.
Al termine dell´escursione, ceniamo a base di Cheese nan (una sorta di piadina con il formaggio), patate, riso e una deliziosa erbetta del deserto a noi sconosciuta.
Passiamo poi la notte dormendo in pieno deserto su brandine e coprendoci con trapunte che puzzano di cammello e alla mattina ci godiamo un bel tramonto.
Lasciamo il deserto per recarci a Jaisalmer, che dista una cinquantina di km. Questa città è immersa nel deserto del Thar ed ha il colore dell´ambra in un deserto di dune e terra rossa. Tappa obbligata nelle vie delle spezie e della seta, le sue mura erano un miraggio per i mercanti arabi ed europei.
Una guida parlante italiano, consigliataci dal nostro autista, ci porta a visitare la Fortezza che conta 99 torri e 4 porte monumentali. Essa fu eretta nel XII secolo, ma la cinta risale principalmente ai secoli XV-XVI.
Salendo, si arriva alla piazza principale della città vecchia, tristemente famosa perché sede dei sacrifici detti "johar".
Molto belli da visitare sono i due templi jainisti e non si può rinunciare ad una passeggiata rilassante nei vicoli.
Spostandoci nella città bassa, uscendo dalla cittadella si possono vedere le haveli, dimore di ricchi mercanti del XVIII secolo. Tra queste, molto bella è Patwah-Ki-Haveli, composta da 5 edifici.
A 6 km dalla città, a Bada Bagh, ci sono gruppi di cenotafi dei maragià di Jaisalmer, vuoti all´interno perché le ceneri furono disperse nel fiume Gange dopo la cremazione. Qui l´atmosfera è magica al tramonto, quando la pietra assume straordinarie tonalità dorate.
A 12 km da quest´ultimo tempio è interessante visitare Sagar, bel complesso di padiglioni che circondano un tempio jainista superbamente restaurato.
In questa città ci siamo accorti di una raccolta differenziata dei rifiuti molto particolare ed economica: bovini e suini sono talmente affamati che si occupano di far pulizia cibandosi dei rifiuti (cartone, plastica, il loro stesso sterco…)! Ci siamo poi accorti che questa pratica è diffusa un po´ in tutta l´India!
Lasciamo la città per recarci a Jodhpur. Sorgendo dalle sabbie del deserto, le possenti mura in arenaria di questa città racchiudono un dedalo di bazar e viuzze affollate di gente e dromedari, che si accalcano intorno ad un magnifico forte costruito su un´altura: il Forte di Meharangarh. Esso, eretto su di un rialzo naturale nel deserto, riluce ai raggi obliqui del crepuscolo, vegliando, paterno come sempre, sulla fiorente città ai suoi piedi.
La prima visita è infatti dedicata a questa fortezza eretta nel 1459 d.C., come un vero nido d´aquila, dal reo Jodha, fondatore della città, che da lui prende il nome. Il complesso si innalza per più di 135 metri e si estende su 1,5 km e 250 metri di larghezza. Le cose principali da visitare sono il Sangar Choki, la sala dei sedili degli elefanti, il Palki Khana e il Daulatkhana (tesoro).
Merita molto anche il paesaggio sottostante, tra cui spicca Jaswant Thada, superbo tempio di marmo bianco eretto dal figlio Jaswant Singh II, soprannominato "piccolo Taj".
Dalla parte opposta, invece, si domina Umed Bawan Palace, ossia l´immenso palazzo dei maragià di Jodhpur, metà palazzo e metà museo.
Dopo queste visite d´obbligo, ci siamo inoltrati nella città vecchia caratterizzata dalla Clock Tower, attorno alla quale c´è un famoso bazar in cui si può trovare davvero di tutto e dove abbiamo degustato dei biscotti molto buoni, che meritavano di essere portati a casa! Una considerazione sullo shopping è che le merci in vendita sono praticamente le stesse in tutte le città, o perlomeno si assomigliano molto!
Questa città non merita, a mio parere, più di un giorno di visita, così come Ajmer, dove ci siamo fermati giusto mezza giornata per visitare il Dargah, la cittadella musulmana, la moschea Arhai din Ka Shonpra e il forte di Akber. Sinceramente in questi luoghi non abbiamo trovato gente molto affidabile, perciò è bene fare attenzione.
Eccoci a Pushkar, finora la città più bella e particolare che abbiamo visitato, forse perché la sua posizione sul lago salato Sambher dà un tocco di vita maggiore e più rilassante, rispetto alle altre città caotiche e polverose. Anche per questo motivo, abbiamo deciso di fermarci qui due notti.
La cosa molto particolare, da visitare assolutamente, sono i Ghat al levar del sole, in cui il rituale delle abluzioni diventa uno spettacolo vivace, caloroso, naturale e semplice nella soave luce del mattino.
Da non perdere, sulla via centrale, una sfilza di bancarelle che vendono più o meno le stesse merci, ma che sono molto particolari e meritano una passeggiata, specialmente per assaggiare i prelibati e dissetanti frullati di frutta fresca!
Il giorno seguente visitiamo un tempio sulle colline, dominante la città… giornata molto rilassante, non fosse per lo sforzo e la fatica fatti per raggiungerlo… ma ne vale la pena!
Dopo questa giornata all´insegna del relax, partiamo per la capitale del Rajasthan, Jaipur, che conta ben 2,5 milioni di abitanti. Essa è forse l´unica città indiana, un po´ antica, creata secondo i dettami dell´urbanistica. Il maragià Sawai Jai Singh II la istituì agli inizi del XVIII secolo a pochi chilometri dall´ex capitale-fortezza Rajput di Amber.
Iniziamo con una breve visita al City Palace, una serie di cortili e palazzetti che formano un gigantesco complesso, che comprende, tra l´altro, il Museo delle armi, il bellissimo portale marmoreo Sarhad-Ki-Dearhi e il Palazzo della Luna, che si sviluppa su sette piani.
Uscendo, in pieno centro, si può vedere il famoso Palazzo dei Venti, un frontale architettonico dallo spessore molto limitato, che alla sommità non supera i 2 o 3 metri, la cui costruzione si basò sull´idea di far circolare meglio i venti per rinfrescare l´aria.
A 10 km da Jaipur è molto bello da visitare l´Amber Palace, che si può raggiungere a dorso d´elefante in modo molto suggestivo. La costruzione di questa fortezza ebbe inizio alla fine del 1500 e si concluse nel 1727.
L´ultima visita a Jaipur la dedichiamo alla fortezza di Jaigarth, sorta nell´XI secolo a scopo difensivo. Essa è molto spettacolare, ma ancor di più lo è il cannone Jaivana, qui custodito, che venne fuso proprio qui nel 1720. Questo cannone dovrebbe figurare nel Guinness dei Primati come il più grosso del mondo montato su ruota: il suo fusto misura, infatti, 6 metri di lunghezza e pesa 50 tonnellate… pensate che un tempo occorrevano quattro elefanti per trasportarlo! Un aneddoto curioso è che questo cannone non fu mai adoperato, se non per il tiro di prova che servì per verificarne il funzionamento!
Prima destinazione turistica del Paese è Agra , che conta circa 3 milioni di visitatori all´anno. Essa fu fondata dai primi imperatori Moghul, che ne fecero una fiorente capitale. La città non si può definire bella, ma ospita bellezze assolutamente uniche al mondo. Unico neo: il biglietto d´ingresso! Agra è molto grande e conta 1,2 milioni di abitanti circa. Per gli acquisti ci sono parecchi bazar in cui si può trovare davvero di tutto.
La prima visita la effettuiamo al Taj Mahal, opera davvero stupefacente. Il Taj Mahal è un monumento all´amore fatto costruire, tra il 1631 e il 1653, dall´imperatore Moghul Shah Jahan, in memoria dell´adorata moglie Muntaz Mahal morta prematuramente. Palese dimostrazione di come i suoi artefici, ben conoscendo la magia del teatro, puntassero su un effetto scenico di grande efficacia, questo tempio è da vedere rigorosamente, anche se l´interno delude un po´ rispetto alla maestosità e alla bellezza dell´esterno.
Passiamo poi a visitare il Forte Rosso, che fu eretto nel XVI secolo come residenza degli imperatori. L´enorme edificio confina con il fiume Yamuna, gode di una meravigliosa vista del Taj Mahal e racchiude una serie di palazzi di marmo, moschee e giardini sontuosi.
Una visita-lampo meritano anche il Radhaswani Temple e il Ram Bagh.
Lasciamo Agra con l´Espresso 2002, prenotato a Jaipur, e percorriamo un tragitto di 3 ore in treno, tra l´altro molto confortevole, per arrivare a Jansì. Dimenticavo di scrivere che in India esistono otto categorie di treni! Da Jansì prendiamo un pullman locale per arrivare, dopo 5 ore di viaggio, a Khajuraho.
Da visitare ci sono i Templi, che costituiscono una delle attrattive principali di tutta l´India, capolavori architettonici e opere scultoree eseguite con straordinaria abilità, che investono una notevole importanza storica e artistica.
I Templi, che risalgono al 1000 d.C., furono costruiti all´epoca dei Chandela, una dinastia che sopravvisse per cinque secoli prima di soccombere sotto il violento attacco dei Moghul. I soggetti principali, che compaiono con maggiore frequenza e dovizia di particolari, sono le donne e le immagini erotiche. Tra i vari templi, i più suggestivi, a mio parere, sono quelli che fanno parte del gruppo occidentale. Molto bello anche il gruppo orientale, rappresentato da tre templi gianisti, e per finire il gruppo meridionale, che merita una visita-lampo.
In verità, un po´ di delusione l´ho avuta al ricordo dei templi di Angkor Wat, visitati l´anno scorso in Cambogia, che sono veramente imparagonabili!
Nel pomeriggio, noleggio una bicicletta e mi dirigo alle cascate Raneh Falls, che distano 18 km dalla città.
Dopo un giorno di puro relax e di meritato riposo, passato a far bagni in piscina e spaparanzati sui lettini al sole, prendiamo un volo da Khajuraho per Varanasi, ultima città dell´India che visiteremo prima di andare in Nepal.
L´arrivo a Varanasi è un po´ deludente poiché piove a catinelle, ma d´altronde è stagione di monsoni!
Per oltre 2000 anni, Varanasi, la città eterna, è stata la capitale religiosa dell´India. Costruita sulle sponde del sacro Gange, si dice unisca in sé la virtù di tutti gli altri luoghi di pellegrinaggio e che chiunque finisca qui i suoi giorni, qualunque sia il suo credo e per quanto possa aver peccato, andrà direttamente in Paradiso. Varanasi ha oltre 100 ghat, ossia scalinate sul Gange, dove ci si bagna e si procede alle cremazioni. Città sacra per eccellenza degli Indù, Varanasi è sempre affollata di pellegrini. Visitarla almeno una volta nella vita è lo scopo di ogni Indù; morirvi significa avere la più forte possibilità di raggiungere il Moksha (salvezza, liberazione).
La prima visita, anche se un po´ stanchi, è dedicata al Gange. Qui, nei numerosi ghat, che raggiungiamo attraverso vicoli angusti e oscuri che sembrano dei labirinti, avvengono appunto le cremazioni. Il tutto è un po´ macabro, perciò è meglio sorvolare sulle spiegazioni di cosa avviene, ma posso accennare che i cadaveri di santoni, bambini e lebbrosi, a differenza di tutti gli altri, non vengono nemmeno cremati, ma gettati direttamente nel Gange.
A dire il vero, per scoprire e visitare Varanasi, a mio parere, non occorre più di mezza giornata, visto che la città è molto trasandata e perciò abbastanza deludente.
Volendo, dopo aver osservato il rito delle cremazioni sul Gange, si può fare una visita-lampo a Bharatmata Mandir e al Sankat Mochan Temple, o più semplicemente Monkey Temple (il Tempio delle Scimmie).
Qui a Varanasi, ma in generale un po´ in tutta l´India, le persone sono molto tranquille e disponibili, anche se è molto difficile comunicare con loro, e riuscire quindi ad ottenere informazioni, a causa della lingua. Inoltre qui, tutti, dai bambini agli anziani, si offrono volontari per farsi fotografare in cambio di qualche rupia.
Lasciamo l´India e voliamo in Nepal, a Katmandu, dove innanzitutto il clima è molto più fresco e il verde appare con maggior vigore. Si notano subito le differenze di stile di vita rispetto all´India. Il Nepal, infatti, è un po´ più ricco, è pieno di negozi e hotel e la cucina è meno speziata e piccante… praticamente non sembra neanche di essere a Katmandu! Qui la moneta è la rupia nepalese e il tasso di cambio è 1 € = 92 rupie.
Pernottiamo nel centro di Thamel, circondati da negozi e hotel… sembra quasi di essere in Italia!
La mattina seguente partiamo subito, senza visitare la città, per Pokara, che rimane nella valle e dista 200 km circa. Durante il tragitto ci fermiamo per fare rafting in una incantevole vallata di un verde spettacolare… siamo totalmente immersi nella natura… ci pare di essere in un paradiso terrestre! Sopra di noi ci sovrastano diversi ponti tibetani che collegano una sponda del fiume Cicion all´altra. E´ un´esperienza davvero unica… il silenzio è totale… gli unici rumori e suoni sono quelli prodotti dalla natura: il vento fra le foglie, lo scorrere dell´acqua… nient´altro!
Finito il rafting, ci aspetta un bel buffet per rimetterci in forze, per poi affrontare le ultime tre ore di viaggio… sul tetto di un pullman… cosa molto comune da queste parti!
Ed eccoci a Pokara, cittadina molto carina anche se un po´ cara, soprattutto nella zona turistica, dove i prezzi sono molto elevati rispetto alla media.
Qui ammiriamo il lago e, volendo, si può anche fare trekking.
Ritornati a Katmandu, ci dedichiamo finalmente alla visita della città. Incominciamo dalla zona di Durbar Square, molto bella e particolare. Essa è il luogo in cui, in passato, i re venivano incoronati e legittimati e da dove essi governavano. La piazza risale al XVII e XVIII secolo ed è ricca di monumenti interessanti da visitare: il Kasthamandop, l´Ashok Binayak, il Maru Tole, il Maju Deval, il Tempio di Trailokuye Mohan Nerayan, il Tempio di Bhagwati, il Tempio di Krishna, la grande campana, la statua di Shiva danzante e una miriade di altri templi.
Facciamo poi una passeggiata nel centro storico, per immergerci nella sua atmosfera quasi medioevale.
Appena fuori da Katmandu, posto in cima ad un´altura ad ovest, c´è il tempio buddista di Swayambhumath, chiamato "il Tempio delle Scimmie" per il nutrito gruppo di belle scimmiette che difendono la collina.
Sul pianoro in cima alla collina s´innalza lo Stupa centrale, sormontato da un blocco quadrato dipinto d´oro, dal quale gli occhi del Buddha scrutano la valle in ogni direzione. La base è costellata di ruote di preghiera che portano incise le parole del sacro mantra "om mani padme hum" (saluto il gioiello nel loto), mentre la base dello Stupa è dipinta di bianco e rappresenta i quattro elementi: terra, fuoco, aria, acqua. Parlando di Stupa, il Bodhnath è il più grande al mondo ed è tappa fissa per i turisti.
Visitiamo poi il tempio indù più importante del Nepal: Pashu Patinath. Esso sorge lungo le sponde del fiume Bagmati ed è l´unico luogo di culto consacrato a Shiva di tutto il subcontinente indiano. Per questo motivo è meta di folle di pellegrini lungo tutto il corso dell´anno.
L´ultima escursione di questo stupendo viaggio, che ci ha portato alla scoperta dell´India e del Nepal, la facciamo con un volo della Buddha Air, sorvolando l´Himalaia, per ammirare il paesaggio di questa catena montuosa, che è la più alta al mondo. Da quassù la vista è davvero spettacolare… non esistono parole per descriverla!
Il viaggio termina così, dopo aver effettuato 55 ore di viaggio in macchina per un totale di 2.400 km percorsi, 3 ore in treno, 5 ore in bicicletta percorrendo 50 km, 2 ore di rafting, 8 voli aerei per un totale di 24 ore in volo e innumerevoli chilometri percorsi a piedi… questi solo alcuni numeri del nostro viaggio alla scoperta dell´India e del Nepal!


DIARIO DI VIAGGIO
TRA LA CAMBOGIA E IL VIETNAM

Sono arrivato in Cambogia, dopo diversi scali, per la meta non tanto turistica, precisamente Siem Reap. L’indomani mattina ho fatto il pass, con tanto di foto, per entrare al sito archeologico patrimonio dell’UNESCO. Non credevo ai miei occhi, che al mondo potessero esistere meraviglie del genere. Ebbene sì, sono proprio i templi di Angkor, il sito più grande al mondo, su un’area di 21 km2, che rappresentano l’universo. Per visitarli ho preso una macchina, con tanto di driver sempre a disposizione, al costo di 10 dollari al giorno. Angkor Wat, il più maestoso e, a mio parere, il più fantastico, Angkor Tom e il Bayon, che per visitarlo all’interno della giungla a dorso di elefante è stata un’esperienza unica. Per non parlare dei templi inghiottiti dalla vegetazione, in cui sono state girate alcune scene del film “Tomb Raider”. Prima di partire per Hanoi, mi sono fermato a visitare il Museo delle mine antiuomo, una cosa terrificante; attualmente la Cambogia è il Paese con più mine antiuomo e per bonificarla ci vorrebbero altri 10 anni. Per le strade ho notato molte persone a cui mancavano gli arti inferiori e superiori e tutt’ora è consigliabile camminare sui sentieri battuti; di tutto questo, ancora oggi, la gente si chiede il perché. Ne farò riferimento più avanti su quello che ho visto ed è accaduto specialmente in Vietnam. Però mi fa sempre più pensare che i veri colpevoli di queste guerre sono gli Stati Uniti d’America, altro che “Peace”! La gente è fantastica, a parte un po’ il romperti dei bambini per lasciargli un goccio di Coca cola nella lattina. Lasciando la selvaggia Cambogia arrivo ad Hanoi, per fermarmi per 3 giorni in visita e, in serata, ne approfitto, visto il traffico intenso, per andare a vedere lo spettacolo delle marionette sull’acqua: molto bello! Dopo cinque ore di viaggio, una mattina mi trovo immerso in uno scenario sorprendente, ebbene sì, è proprio la baia di Halong: una meraviglia incontaminata in mezzo al mare, con più di 3.000 tra faraglioni e isole. Per visitare questa sorprendente bellezza ho preso un tour di 3 giorni: la prima notte l’ho passata sull’isola di Cat Ba e l’altra su una barca, ammirando le sfumature del tramonto e dell’alba, per poi approfittarne per fare un bel bagno. L’indomani mattina sono partito per Hue e, dopo 13 ore di pullman per percorrere 800 km, sono andato a visitare la vecchia cittadella, sempre patrimonio dell’UNESCO, assomigliante alla città proibita di Pechino. Nel pomeriggio ho preso una piccola imbarcazione e ho fatto una crociera sul fiume dei Profumi, per poi visitare, sotto la pioggia, i vari templi che non finiscono mai di stupirmi. L’umidità è sempre alta e verso le 16,00, immancabilmente, la pioggia cade per la sua solita oretta ininterrotta. Il 12/8 arrivo a Hoi An, città molto carina che rimane al centro del Vietnam sulla costa. Per visitare la parte storica è necessario acquistare dei ticket, però bisogna selezionare cosa si vuole vedere. Molto bello è il ponte costruito dai giapponesi e il porto. Il giorno seguente noleggio una moto e mi reco ai siti archeologici di My Son, che rimangono a circa 60 km di distanza. C’è da dire che dopo aver visto, nei giorni iniziali, il fantastico sito di Angkor, non ci sono paragoni, ma mi rifaccio con i paesaggi e gli inconvenienti che si possono trovare per strada! Nel pomeriggio faccio un salto alla beach, ne vale veramente la pena, anche per gustare qualche specialità che offre il mare. In nottata parto per Dalat e mi aspettano 18 ore di bus per percorrere soli 900 km…più che altro, ogni 3 ore, di regola, l’autista si ferma mezz’ora e più per sosta. Dalat rimane ad un’altezza di 1.400 metri sul livello del mare; è una bella cittadina, che mi permetterà di liberarmi dallo stress e dall’afa dei giorni scorsi. Mi sono preso un pomeriggio di riposo per organizzare l’escursione, per l’indomani mattina, alle cascate di Pangkor, che rimangono a 70 km, e che, tra l’altro, visito accompagnato da un driver su motorbike. A parte le 2 ore impiegate, ne è valsa veramente la pena…le cascate sono davvero molto belle! Al ritorno mi fermo a visitare un villaggio caratteristico sul country, poi un monastero su un lago, tipico collinare. La fine della visita la passo in una casa un po’ strana, “Crazy House”, costruita da un architetto americano un po’ particolare, assomigliante alla casa delle meraviglie. Ed è arrivato il giorno fatidico: si parte per Saigon, o, per meglio dire, Ho Chi Min. Per raggiungerla occorrono 7 ore di viaggio, tra l’altro 2 solo per entrare nell’immensa e incasinata metropoli. Non avevo mai visto un caos così monotono neanche a New York, un’infinità di motorini… A Ho Chi Min cerco di rimanerci il minimo indispensabile, è troppo stressante. Ne approfitto, comunque, per visitare il Museo della guerra o, per meglio dire, gli orrori che gli americani hanno combinato con le bombe al Nepal. Molto belli, poi, e che meritano di essere visitati, i vari templi e il palazzo residenziale. Il 16/8 parto, in mattinata, per la visita ai cunicoli di Cu Chil, che rimangono fuori Saigon di 70 km. Arrivati, una guida ci accompagna in una sala, dove ci mostra un filmato originale sulla guerra. Poi, passa a spiegarci, con un plastico, tutta la ramificazione dei cunicoli e la predisposizione delle varie stanze (cucina, toilette, camerate)…una cosa sorprendente pensando che si sviluppano su un’area di 200 km… E’ arrivato il momento che aspettavo: la guida ci porta al sito ed entriamo in questi cunicoli. Per entrarvi e girare mi devo mettere a gattoni e mi sono chiesto “Ma erano così piccoli, un tempo, i Vietcong o si sacrificavano???”… Una volta usciti, la guida ci porta nella zona delle trappole, che i Vitcong mettevano per fare le imboscate agli americani…tra l’altro ci sono residui di bombe inesplose e crateri causati dall’esplosione di altre bombe… Tutta questa rete di cunicoli è dovuta all’ingegno dei Vietcong per imbrogliare e sconfiggere l’esercito USA. Il giorno seguente parto per un’escursione di ben 3 giorni, presa in agenzia, sul delta del Mekong. Siamo un gruppo di 15 persone: io, l’unico italiano, una coppia australiana, tre ragazzi di New York, due coppie di Parigi e cinque ragazzi di Londra… Iniziamo l’escursione visitando il mercato galleggiante, molto particolare e caratteristico, dove si vedono lanci di frutta tra barca e barca, poi passiamo ad esplorare il vero delta del Mekong. E’ bello e particolare, anche se non tanto igienico, vedere queste case galleggianti, cioè le barche, e le persone che fanno uso del fiume per tutte le mansioni relative all’igiene del corpo, alla pulizia di stoviglie e così via…specialmente dato il colore fangoso del fiume… Entriamo in una casa e ci offrono frutta a volontà, in cambio noi acquisteremo dei loro souvenir. Entriamo poi in un allevamento di coccodrilli, ce n’è di tute le dimensioni…il più piccolo è lungo 10 cm, per arrivare all’esemplare più grande che raggiunge i 6 metri di lunghezza… Usciti dall’allevamento, la guida ci racconta la storia di un film e, arrivando alla trama, scopro che il luogo in cui stiamo andando è proprio il posto in cui hanno girato il film Apocalipse Now! Arrivati, lo spettacolo è sorprendente: le imbarcazioni che fungono da casa che si muovono, per non parlare dei cappellini vietnamiti che le donne indossano, per non parlare poi della florida vegetazione che si rispecchia sul fiume…davvero uno spettacolo!
Dando alcuni numeri relativi a questo viaggio, ho passato 28 ore in aereo, per un totale di 25.000 km e 4 scali; 2.600 km in pullman, equivalenti a 60 ore di viaggio, alla velocità media di 43 km orari; 300 km in motorino e 60 ore in nave…tutto questo in soli 25 giorni…e dimenticavo le ore di camminate… Sicuramente lo rifarei di nuovo, partirei anche subito! Naturalmente, le cose più belle che ho visto sono state i templi di Angkor e la baia di Halong, per finire con il Mekong… La cosa che mi ha sconcertato di più, invece, è stato vedere la popolazione cambogiana sottomessa e non libera di muoversi, avendo sempre paura di saltare sopra a una stupida mina… per non parlare delle persone vietnamite con handicap, rimaste colpite dai bombardamenti di agenti chimici al Nepal… Come ha scritto un ragazzo vietnamita al Museo della guerra di Hanoi “Why???”…